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sabato 11 agosto 2012

Wolfsheim: un sogno Synth-Pop


I Wolfsheim si formarono nel 1987 ad Amburgo, sulla scia delle atmosfere Synth-Pop e Dark Wave che avevano fortemente caratterizzato la musica underground -e non solo- di quegli anni. Il duo, formato da Markus Reinhardt e Peter Heppner, si muove tra elettronica raffinata à la Depeche Mode e un certo tipo di cubismo musicale che ben si intona alla lingua tedesca, anche se gran parte dei loro successi sono cantati in inglese, come la cantilena gotica di "The Sparrows and the Nightingales", che pure alterna momenti in tedesco, nel mentre si muove tra ritmi sincopati, sintetizzatore a tutto spiano e contro-voci. O "Once in Lifetime", un'altra delle loro canzoni più famose, fiera e gorgogliante.



Le atmosfere delle canzoni dei Wolfsheim sono soffocanti, oscure, opprimenti in quelle parole che quasi mai lasciano scorgere la luce. Ne è perfetta rappresentazione "Kein Zurück", con quel ritmo che gira in circolo intorno a se stesso, come un cane che si morde la coda, e seguita a farlo all'infinito, metafora musicale di quei sogni da scrivere eternamente di cui parla il brano stesso. Metafora di quel tempo che scorre via, lancinante nel suo eterno ripetersi, specchio di un passato che non ritorna ("Es geht kein Weg zurück").

Ancora più sognante "Künstliche Welten", facente parte del loro penultimo album, "Spectators" del 1999, cullato da un ambiente sonoro avvolgente che prende in prestito dal Pop l'immediatezza e l'orecchiabilità, e dalla New Wave le peculiarità oniriche.



Wolfsheim: una delle piccole gemme poco conosciute appartenenti alla decade sottorreanea '80s, tra le più sottovalutate. Dalla Germania con immensa eleganza.



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