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lunedì 6 agosto 2012

PLACEBO - 02/08/2012 - Roma, Capannelle (Rock in Roma)





I Placebo si formarono nel 1994 e a pensarci bene fa strano pensare che siano già trascorsi diciotto anni da allora, fa strano riguardare quel ragazzino truccato in modo ingenuo eppure intrigante che si muove in modo buffo e liberatorio nel video di "Come Home", loro singolo di lancio dal primo album, "Placebo", del 1996. Da allora Brian Molko, Stefan Olsdal e Steve Hewitt ne hanno fatta di strada. Anche se quella di Hewitt si è increspata nel 2008, quando venne sostituito dal tatuatissimo batterista americano Steve Forrest, che da "Battle for the Sun" è ormai divenuto membro fisso della band. Ed è con questa formazione, accompagnati da due session-man, uno alle tastiere e uno alla chitarra, e dalla bravissima violinista Fiona Brice, che i Placebo si sono presentati all'ippodromo delle Capannelle a Roma e al castello Scaligero di Villafranca a Verona, rispettivamente giorno 2 e 3 Agosto 2012. Ma procediamo con ordine.

Review - Live Report - Scaletta Concerto.

Intorno alle 15 di pomeriggio del 2 Agosto il numero di persone in fila per partecipare al concerto dei Placebo a Roma è esiguo, e la situazione non migliora granché tra le 18.30 e le 19, orario in cui finalmente vengono aperti i cancelli. Soltanto in serata l'ippodromo inizierà a colmarsi di persone, per una cifra stimata di 8000 partecipanti. Ragazzi e ragazze di tutte le età, molti i giovanissimi, ma non solo, provenienti da ogni angolo della Penisola.

Alle 20.45 salgono sul palco gli Aucan, gruppo bresciano formatosi nel 2005 e che negli ultimi tempi sta riscuotendo moltissimi consensi anche all'estero, soprattutto dopo aver avuto la possibilità di fare da open act ai Chemical Brothers il 14 Luglio a Jesolo. I tre hanno dato vita ad uno spettacolo musicale molto coinvolgente, che poggia le basi su un'elettronica piuttosto spinta, su cui vanno ad intrecciarsi sonorità Noise Rock e componenti e samples prettamente Dub.
Gli Aucan rappresentano una realtà musicale italiana molto interessante, soprattutto perché non provinciale come gran parte dei nostri gruppi attualmente in circolazione, che pure piacciono tanto; i loro lavori sono, invece, "esportabili", in quanto non circoscritti a problemi, tematiche e sound tipicamente italiani, anzi.

Dal momento in cui gli Aucan abbandonano il palco a quello in cui i Placebo vi salgono, non trascorre più di un quarto d'ora-venti minuti. Intanto parte una base pre-registrata, che sembra proprio quella di "Leeloo", b-side di "Pure Morning", che fa salire l'hype tra la folla impaziente, finché i nostri non compaiono e, tra urla e applausi, attaccano "Kitty Litter", uno dei brani portavoce dell'ultimo album in studio, "Battle for the Sun" (2009).
I Placebo appaiono sin da subito rilassati e concentrati: il cantante Brian Molko non ha abbandonato la capigliatura corvina e il make-up che da sempre lo accompagnano, ma appare più maturo del ragazzo arrabbiato di cui si parlava prima. Anche vocalmente ci sono stati dei cambiamenti, in quanto Molko ha imparato a sfruttare al massimo il suo particolare colore vocale per adattarlo ad un canto ben strutturato e tecnicamente valido, come si è notato soprattutto nel terzo pezzo eseguito al concerto, "Battle for the Sun", title-track dell'omonimo album, che ha seguito in scaletta un classico del loro repertorio, "Every You Every Me".

Si susseguono canzoni che alternano passato e presente dei Placebo, come "Speak in Tongues" dall'ultimo lavoro e le belle "Black Eyed" e "Special Needs", tratta rispettivamente dal secondo e quarto disco; ma intanto Brian non perde l'occasione di prendersela simpaticamente con coloro che anziché godersi il concerto lo guardano attraverso degli schermi, e arriva ad additare un certo "mister ipad", cui dedica anche la canzone seguente, l'incalzante "For what it's worth"!

"This is for you, mister Ipad!
...I got one too."


Stupisce piacevolmente la scelta del pezzo successivo, "I know", malinconica ballata facente parte del primo album, in cui tutte le tematiche ombrose e soffocanti dei Placebo, pur se velate da un Pop-Rock levigato e orecchiabile, appaiono più chiare che mai. E ancora "Slave to the Wage" e "Bright Lights", che almeno apparentemente riportano un'atmosfera più allegra sul palco, anche se entrambe si fregiano di parole ingenuamente doloranti ("Because a heart that hurts is a heart that works"). Seguono "Meds" e "Teenage Angst", entrambe arrangiate in modo particolare: la prima parte lentamente, cantata a mo' di ninna-nanna da Molko, per poi esplodere in tutta la sua potenza visionaria, mentre la seconda appare un po' snaturata ma comunque bella.

Ci si avvia verso la conclusione: su "Song to say goodbye" il pubblico esplode, e ancor di più sul classicone "The Bitter End", che però ci porta alla mente quanto canzoni come "Special K", "Pure Morning" e "This Picture" si sarebbero potute integrare alla perfezione nella scaletta. Ma è anche vero che accontentare tutti sarebbe stato difficile; per esempio, probabilmente a nessuno sarebbe dispiaciuto ascoltare una "Passive Aggressive" o una "Protect Me from what I want".
C'è da dire che l'unico neo di questo concerto sia stato proprio la durata: circa un'ora e venti per 18 canzoni. Al termine del concerto, l'ultimo organizzato dal "Rock in Roma", era prevista una festicciola di chiusura, e probabilmente sarà stato anche questo fattore ad aver causato un restringimento dei tempi. Anche se i Placebo non sono mai stati per i concerti lunghi.
I Placebo però sanno come renderli pieni ed intensi, inframmezzandoli con brani che lasciano ben poco spazio a critiche, come la stupenda "Running Up That Hill", cover riuscitissima del pezzo pubblicato da Kate Bush nel 1985.


Azzeccato anche l'inserimento nella scaletta della criptica e bellissima "Post Blue", dall'album "Meds" del 2006.
I nostri non mancano, poi, di proporre un nuovo brano: "B3", non dissimile dal sound finora proposto, ma che pone le basi per il prossimo disco, in uscita probabilmente nel 2013. Per poi concludere il concerto intorno alle 23.35 con un altro brano tratto da "Meds", ovvero "Infrared", che fa scatenare tutti prima dei saluti.

Nonostante la sua sfacciataggine un po' snob, Brian Molko appare soddisfatto e contento della serata e della partecipazione, così come Stefan Olsdal, che durante il concerto si era concesso a pose plastiche in compagnia del suo basso, e ancor di più il giovane Steve Forrest che prima di andare via dal palco getta le bacchette al pubblico adorante.

Un concerto breve ma bello, denso di quell'emotività oscura e al contempo leggera che da sempre caratterizza i Placebo e li immerge in un fascino infatuante.


Ps: Un ringraziamento particolare va alla persona che era con me la sera del concerto. Grazie per la bellissima serata.


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