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lunedì 13 agosto 2012

Cerimonia di chiusura Olimpiadi Londra 2012 - Review


12 Agosto 2012.
Avevano detto che sarebbe stata una grande festa. E una grande festa è stata, nessun dubbio su questo. Coloratissima, luminosa, caotica, kitsch come solo i britannici sanno essere. Ma parliamo del concerto che ha concluso queste Olimpiadi 2012.
Intorno alle 23, dopo una prima oretta di caos allegrissimo e spensierato, hanno iniziato a susseguirsi sul palco artisti emergenti e grandi nomi consacrati appartenenti alla musica britannica. Passino persino gli One Direction, indirizzati espressamente ad un pubblico di giovanissime, ma era proprio necessario la reunion delle Spice Girls?
George Michael non ha perso il suo carisma vocale, ma forse lo stile di vita sregolato che ha sempre condotto non gli ha giovato sul piano fisico: invecchiato e ingrassato, continua a muoversi e ballare come fosse ancora un ragazzino.

Non mancano i momenti nostalgici e tremendamente retorici. L'inizio è infatti affidato a "Bohemien Rapsody" dei Queen, gruppo tra i più sopravvalutati di tutta la storia della musica leggera ma comunque icona imprescindibile agli occhi del grande pubblico, seguita dall'immancabile "Imagine" di John Lennon. Nonostante il coretto bianco stile oratorio, c'è da dire che l'immagine e la voce di Lennon, anche a distanza di quarant'anni, hanno sgomentato di bellezza tutti quanti. Una canzone universale, capace di riunire il mondo sotto un'unica melodia. Una canzone di pace, ma non solo; a suo modo "Imagine" è un brano di protesta e di denuncia: "anti-religioso, anti-nazionalista, anti-convenzionale e anti-capitalista", secondo le parole dello stesso autore.

Non manca la solita comparsata del grigio (sotto tutti i punti di vista) Brian May, che da anni ormai si vede e si sente ovunque, dal Festival di Sanremo ai cd di Lady GaGa, ancora osannatissimo dai fans nonostante siano principalmente sue le proposte di sostituire Freddie Mercury prima con la stessa Lady GaGa, per cui ha espresso parole di stima, e poi con l'ormai sgolato Axl Rose. Ma la cosa più aberrante è stata senza dubbio la performance di "We will Rock You" con Jessie J alla voce, gatta morta di ultima generazione di cui avremmo fatto a meno.

Si è cercato persino di riportare in auge i Pink Floyd ma purtroppo l'esibizione di "Wish You Were Here" che è stata realizzata ha poco o niente dei Pink Floyd, soltanto Nick Mason alla batteria. Il giovane Ed Sheeran alla voce appare emozionatissimo ma, pur cercando di essere indulgenti, la sua esibizione è stata decisamente insoddisfacente. Spettacolare invece la realizzazione dal vivo di due uomini che si stringono la mano mentre uno dei due va a fuoco, chiaro riferimento alla copertina dell'album "Wish You Were Here" del 1975.

L'esibizione più attesa della serata è stata tagliata dalla Rai. Esattamente nel momento in cuiMatt Bellamy, Dominic Howard e Chris Wolstenholme attaccano la loro "Survival", brano epico che stravolge gli standard musicali dei Muse, nonché inno di quest'edizione dei Giochi Olimpici, viene mandato in onda quasi un minuto di pubblicità. Poco considerati dai media nel contesto dei giochi e tagliati fuori dalla pubblicità Rai: semplice sfortuna?

A rappresentare la britishness sono stati chiamati anche i Beady Eye, gruppo formato da Liam Gallagher dopo lo scioglimento degli Oasis. Il fratellino si è presentato sul palco cantando il classico per eccellenza del repertorio degli Oasis, "Wonderwall"; chissà come l'avrà presa Noel?
Molto più interessante l'esibizione di Fatboy Slim, dj di fama mondiale. Ma nel complesso, più che un concerto la sensazione è stata quella di aver assistito ad uno spettacolo confusionario e poco strutturato, incapace di mettere in mostra gli aspetti migliori della musica leggera britannica, tra le migliori al mondo. La musica che ha dato i natali a Pink Floyd, Genesis, Deep Purple e Led Zeppelin, ma anche a gruppi più recenti e comunque degni di lode, quali Radiohead,Blur (molti i rumors secondo cui sarebbero stati presenti ieri sera), Pulp e Suede.

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