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venerdì 13 aprile 2012

Lo strano caso di Gotye "SOMEBODY THAT I USED TO KNOW"


Un arrangiamento sottile e curatissimo sin nei dettagli, con chiari riferimenti etnici, su cui si stende la voce non propriamente moderna di Gotye, che richiama a Sting e Peter Gabriel, accompagnato in un passaggio della seconda parte dalla controparte femminile Kimbra, il giusto tocco in più. Per farla breve, una canzone di gran classe che parrebbe quasi atemporale. Dunque la domanda è: cosa ci fa "Somebody that I used to know" in cima alle classifiche di mezzo mondo, Italia compresa? Nel periodo d'oro della Dub-Step, di Lady Gaga, dei gruppetti insulsi di infimo livello che sono soliti monopolizzare le charts, spunta questo cantautore belga che ha saputo mettere d'accordo tutti, critica e pubblico. In effetti il brano in questione è il compendio della perfetta canzone Pop, come non se ne sentivano da tempo in rotazione nelle radio.

La dimostrazione che si può parlare d'amore senza cadere nei luoghi comuni: l'inizio sussurrato riecheggia il ricordo malinconico e ancora sanguinante di una relazione dolorosa, la "dipendenza" dalla tristezza e dalla rassegnazione. E poi l'esplosione, urlata, di dolore e rancore, scaturita da una sensazione di estraneità verso l'altra persona...uno sfogo quasi catartico.

Il tutto accompagnato da un videoclip intelligente e artistico. Uno sfondo bianco che diviene colorato e finisce per abbracciare lo stesso corpo nudo di Gotye, diventando parte del dipinto anch'esso, mentre per il corpo di Kimbra avviene l'esatto contrario...metafora di quell'affinità sentimentale che li ha slegati per sempre oramai.

Insomma, che una canzone di questa levatura sia in testa alle classifiche da settimane, surclassando la solita robaccia modaiola e monotona, è un segnale positivo per una società che sembra sempre più accodarsi all'essenza dell'effimero.
Perché non dimentichiamo che anche la Musica è specchio della società corrente.


mercoledì 4 aprile 2012

John Frusciante, "Niandra LaDes and Usually Just a T-Shirt"


(1994; Genere: Alternative Rock, Lo-fi, Psych Rock)

In "Niandra LaDes" non ci sono muri divisori tra i brani, ma il disco si articola in due capitoli. Una prima parte, più organica, e una seconda, costituita da brani senza titolo, frammenti di canzoni, stralci di idee, pezzi per lo più strumentali. Per un totale complessivo di 25 pezzi. Ma è un disco che va ascoltato tutto d'un fiato, come se fosse un'opera unica, anche perché talvolta neanche ci si accorge quando inizia una canzone e quando termina l'altra. Sono tutti stralci di un'esperienza esistenziale sanguinante, quella del John Frusciante tra il '91 e il '94, un uomo sulla soglia del decollo eterno, distrutto da eroina e cocaina, solo, aggrappato alla vita tramite le sue chitarre, una acustica e una elettrica. Ritiratosi dagli RHCP perché oppresso dall'inaspettato successo mondiale e dalle conseguenti responsabilità, il Greene, il più giovane tra i componenti del gruppo, solo 18 anni, cerca di portare a termine un concept-album ambizioso, come dimostrato già dalla copertina e dal titolo, che richiamano ai fasti del Glam Rock e in particolar modo alla figura dello Ziggy Stardust Bowiano. Musicalmente, il disco si compone di canzoni stonate, spezzate dalla voce ubriaca di John e unite dal suono della chitarra. Ma gli spunti melodici non mancano: brani come l'iniziale "As can be", la delirante e al contempo eccelsa "Your Pussy's Glued to a Building on Fire", "My Smile is a Rifle" che forse è quella che meglio rappresenta il lavoro, mostrano una certa compiutezza. Sono degne di nota anche la sottile "Curtains", il ritmo concitato della bellissima "Mascara", costruita su un'interessante sovrapposizione di voci, e il folle falsetto di "Been Insane".

"Niandra LaDes" è stato concepito come un flusso di coscienza musicale: registrato in casa con un vecchio registratore dello stesso Frusciante, due chitarre, un mixer e una tastiera. E' un viaggio surreale e ingenuo, che a volte ricorda quelli di Syd Barrett (in "Blood on my neck from success" e "Untitled #3" perGrassetto esempio), un viaggio in cerca di un qualcosa che sembra perennemente sfuggire. Tra i ricordi di giorni troppo scompigliati, tra le braccia distrutte dall'eroina, tra l'allontanamento degli amici più cari e l'isolamento dal mondo, tra le urla scomposte che prendono vita grazie ad una chitarra, tra i denti tutti caduti a causa di un'infezione, tra la casa in fiamme...
Ecco perché nell' "Untitled #2" il Fruscio fa piangere la chitarra al posto suo. Sono lacrime sussurrate quelle che vengono fuori, che scendono lentamente. Mentre l' "Untitled #8" è un susseguirsi di suoni onomatopeici, di animali, bambini che piangono, rumori incomprensibili... Probabilmente una piazza affollata, quella dipinta dalle pennellate lievi della sua Musica, una piazza che lui resta a guardare immobile, assorto dal fascino della scena in quanto opera da riprodurre, da rappresentare, escluso dal suo brusio rumoroso.

Eppure, più della chitarra, molto spesso vera protagonista è la voce di John. La voce disturbata, insolita nel suo essere stridula, nel suo combaciarsi perfettamente all'humus musicale cui attinge. La voce, inclinata, che diventa quella infantile di un ragazzino, come accade per esempio nell' "Untitled #9", ove la conclusione è affidata a uno scorcio kafkiano. Ottimi anche gli spunti dell' "Untitled #11", compendio di suoni puramente frusciantiani, con quei suoi groove personalissimi che fanno venir fuori la personalità notevole di Frusciante.

Queste sono le stanze claustrofobiche della mente del Frusciante in quel periodo. Ma non dimentichiamo che lo stesso è riuscito ad aprire ogni porta e a far librare la sua Musica in un territorio più arioso, come quello di "The Empyrean", suo ultimo disco in studio, riflesso di un uomo maturo e spirituale quale è l'attuale John Frusciante.


Raising Girl consiglia l'ascolto di: "My Smile is a Rifle"



John Frusciante, "Niandra LaDes and Usually Just a T-Shirt" : 8


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