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mercoledì 29 febbraio 2012

IAMX, Volatile Times



(2011; Genere: Indietronica)

La vena elettronica di IAMX non è la stessa di quando Chris Corner era parte degli Sneaker Pimps, ma è qui diluita sapientemente nel Rock e nel Pop, accattivanti, di chi ha qualcosa da dire e ne è consapevole.
Esempio perfetto è "Music People", che risplende di sensualità in un cocktail sonoro che cattura già al primo ascolto e ti trascina, col cuore in gola, fino alla folle accelerazione finale. Così come l'orecchiabile singolo "Volatile Times", manifesto apocalittico della fragilità umana nel contesto di tutto ciò che la circonda. Sound pienamente Industrial, come enfatizzato nell'oscuro videoclip.

C'è un sapore impermeabile e straordinario che si avvolge intorno all'ascoltatore ogni qualvolta la musica di Chris Corner prende vita, in qualsiasi delle sue vesti si trovi. E' una voluttà oscura, che ti strappa i vestiti di dosso, ma è quasi drammatica. Ha un piacevole e smanioso retrogusto Noir. Eppure riesce ad essere catartico, a suo modo.

In "Volatile Times" le influenze musicali altrui si sentono, soprattutto nella tendenza al Dream Pop e Synth Pop di stampo ottantino. In "Fire and Whispers", infatti, l'andamento è quello surreale a là Depeche Mode, mentre in "Dance with Me" gli echi inquieti e caldi dei Nine Inch Nails sono più che vicini. Anche se quest'ultimo è uno dei brani migliori del disco, soprattutto quando sul finale va a sfociare in una cascata di archi magniloquenti.


Una canzone del disco che certamente può far discutere è "Bernadette": al limite tra il cabarettistico e il dark, tra l'istrionico e il buffo. Con un qualcosa di tremendamente esoterico, nella musicalità e nelle parole ("tuning out the poison/ every waking day/ intolerance to overcome").
Dopo aver conquistato "la chiave di Bernadette", ci facciamo largo per i fantasmi della nebbiosa e splendida "Commanded by the voice" che nella sua particolarità risulta un gioiello ben assestato in questa collana di brani che vanno a comporre il quarto album di IAMX. E ci viene incontro "Ghost of Utopia", coi suoi cambi dinamici, le sue turbe e la frenesia gravida di rumori che ci circonda ogni giorno. Poco importa se il ritornello del brano a tratti ricorda quello di "Split it out", singolo di un precedente album.

La musica di Chris Corner è sempre un aggirarsi intorno alle debolezze umane. E' sempre un vagheggiamento ben costruito nelle sinuosità della mente. E' un'allucinazione di carne e passione, ambiguità e tenebre, sesso e meraviglia. Anche quando si è immersi nel delirio rumoroso e compulsivo di "Into Asyan" (a tratti non vi ricorda i Blur caotici di "Blur" e "13"?) e "Cold Red Light", prima di lasciarci cullare dalla conclusiva "Oh Beautiful Town". Una ballata malinconica, che lascia spazio a intime riflessioni...così struggente, con quel tocco di appassionata epicità. Rimaniamo anche noi, estasiati, con gli occhi rivolti verso il nulla, ad immaginare la "bellissima città", che nella mente si ricostruisce poco a poco, pezzo per pezzo, mattone su mattone... Non un rudere volatilizzato dall'uomo, bensì un'ardente città di speranza.
Non la realtà, la fantasia.


Raising Girl consiglia l'ascolto di: "Ghost of Utopia".


IAMX, "Volatile Times" : 8



Articoli Correlati: Radiohead, "The King of Limbs"
Artisti simili a IAMX: Sneaker Pimps, Patrick Wolf

sabato 18 febbraio 2012

Sanremo 2012: La Finale, Parte 2


Sanremo 2012: La Finale. Live.
Seconda Parte.



Eravamo rimasti che a giocarsi la finale di Sanremo 2012 sono tre donne: Arisa, Noemi ed Emma.
Mezzanotte è trascorsa da poco e le tre ragazze si re-esibiscono. A rompere il ghiaccio è la rossissima (o arancione?) Noemi, la cui esibizione non aggiunge né toglie niente a quanto ci aveva fatto ascoltare finora (Voto: 5). La più giovane delle tre, Emma, invece decide di strafare. Già di per sé urla e gracchia troppo, ma stavolta rimane quasi senza voce a fine esibizione. E in questo caso non è un bene (Voto: 1). La performance di Arisa è, ancora una volta, la più equilibrata. Senza fronzoli riesce a conquistare, pur non avendo una canzone forte (Voto: 6.5).

La serata va avanti con le solite perdite di tempo, fatta eccezione per la cinica Geppi Cucciari, la cui ironia pungente non risparmia nessuno.

Ancora una volta, però, il Festival di Sanremo perde un'occasione d'oro: quello di far rappresentare l'Italia all 'Eurovision Song Contest, detto anche Eurofestival, da Nina Zilli, quando Marco Guazzone sarebbe stato perfetto col suo sound fresco e internazionale.

E' l'una e diciassette minuti e sono già in ritardo. Morandi si fa precipitoso e quasi di fretta annuncia la vincitrice di Sanremo 2012: Emma.
Come mai non mi sorprende? Complimenti a Maria De Filippi e al Festival di Sanremo che continua a uccidere la Musica Italiana, ogni anno di più.
Un giorno forse qualcuno ci spiegherà i meriti di questa ragazza e ancor di più di questa patetica canzone, se così la si può definire.


Di seguito la Classifica completa della sezione Big:


1) Emma, "Non è l'inferno"
2) Arisa, "La Notte"
3) Noemi, "Sono solo parole"

4) Gigi D'Alessio e Loredana Bertè, "Respirare"
5) Pierdavide Carone e Lucio Dalla, "Nanì"
6) Dolcenera, "Ci vediamo a casa"
7) Samuele Bersani, "Un pallone"
8) Eugenio Finardi, "E tu lo chiami Dio"
9) Nina Zilli, "Per sempre"

Sanremo 2012: La Finale



Sanremo 2012: La Finale. Live.
Prima Parte.



Grassetto
La prima ad esibirsi è Nina Zilli, solitamente tecnicamente ineccepibile, qua invece dimostra di avere un cuore. La sua performance è imprecisa, l'emozione gioca brutti scherzi. Ma lei è una delle migliori di quest'edizione (Voto: 6). Ciò che segue è infatti molto peggio: Gigi D'Alessio e Loredana Bertè (Voto: 0).
Emma si presenta con le solite urla e i soliti pianti (Voto: 1), seguito da Samuele Bersani che realizza la migliore esibizione di queste serate con "Un pallone" (Voto: 7). Dolcenera appare energica e grintosa (Voto: 5.5), contrariamente alla solita Noemi versione semaforo che urla e stride (Voto: 4.5). Continuando la rassegna al femminile, Arisa segna un altro punto a suo favore con un'esibizione molto convincente (Voto: 7), così come l'elegante Eugenio Finardi, dalla cui voce tremante traspare una sincera emozione (Voto: 7).

Ultima serata, Celentano compare nuovamente. Avrà qualcosa di interessante da dire stavolta? No. Oltre al solito sermone, è tornato per rispondere alle critiche che gli sono state mosse contro dopo la sua inutile ora di monologo della prima sera. Ma non s'è stancato Don Celentano di interpretare il ruolo del profeta, prendendosela con facili bersagli come "Famiglia Cristiana", "Avvenire" e addirittura Marco Travaglio? Quest'ultimo accusato di essere uno che "ci distoglie dal capire". Ah ecco, certo.
Alla fine Morandi precisa "Adriano non odia nessuno". Ma siamo sicuri che nessuno odi Celentano?

Fortunatamente il teatrino del Molleggiato dura poco, ma lascia il posto a qualcosa di altrettanto patetico: la premiazione con successiva esibizione del vincitore della Categoria Giovani, Alessandro Casillo.

A risollevare le sorti della serata arrivano i Cranberries, chiamati come ospiti internazionali, in vista dell'uscita del loro prossimo disco il 27 Febbraio. Il gruppo si esibisce in un classico del loro repertorio, "Zombie", seguito dal nuovo singolo "Tomorrow". Niente di eccezionale, ma Dolores O'Riordan conserva ancora un'ottima capacità vocale, contrariamente alla sua linea.

Intanto la gara va avanti e sappiamo che a giocarsi il podio saranno tre donne: Arisa, Noemi ed Emma.



Vedremo nel dettaglio come andrà a finire nella seconda parte della Finale Sanremo 2012.

venerdì 17 febbraio 2012

Sanremo 2012: I Duetti e la Finale Giovani


Quarta serata: Le pagelle.

La semifinale è arrivata: è la volta dei duetti per i Big e della vittoria per la Categoria Giovani.
Procediamo con ordine.


Categoria Big: Duetti.


- Noemi e Gaetano Curreri, "Sono solo parole". Due voci troppo simili tra loro, per lo più entrambe graffianti, insieme possono stridere. Ma l'intesa c'è e si vede. Sicuramente uno dei brani che arriverà sul podio. Voto: 5,5

- Lucio Dalla-Pierdavide Carone e Gianluca Grignani, "Nanì". La delicatezza del brano e dell'interpretazione viene oscurata dalla presunta sensualità della voce di Grignani e dalle sue stonature.
Voto: 4.5-

- Dolcenera e Max Gazzè, "Ci vediamo a casa". Il timbro intenso della ragazza si sposerebbe alla perfezione con l'eleganza di Max Gazzè, ma Dolcenera non gli lascia spazio, urla troppo, senza capire che non è quello l'importante. Tant'è che in quei pochi secondi che Gazzè si esibisce da solo, l'impostazione della canzone cambia nettamente e si fa più elegante. Voto: 6-

- Loredana Bertè-Gigi D'Alessio e Dj Fargetta, "Respirare". I due tamarrissimi cantanti realizzano un vero e proprio spettacolo, in cui le voci appaiono artefatte, modificate, artificiali. Forse in playback. Più che Sanremo sembra una discoteca. Va bene cercare di essere originali, ma qua arriviamo al ridicolo. Voto:-0

- Chiara Civello e Francesca Michelin, "Al posto del mondo". La talentuosa e giovanissima (16 anni, ricordo) ragazza uscita da X-Factor dimostra, nonostante la forte emozione e il microfono troppo alto, di avere carattere e apporta una nota di colore ad una canzone che di per sé non ha niente da dire. La Civello sembra trovarsi più a suo agio di sera in sera e qua realizza un'ottima performance.
Voto: 6

- Samuele Bersani e Paolo Rossi, "Un pallone". Come banalizzare un brano che avrebbe necessitato di qualcuno capace di intensificarne il significato, non di un corista buffone.
La canzone è una delle migliori, ma l'apporto di Paolo Rossi ha del ridicolo, non dell'ironico.
Voto: 5,5

- Eugenio Finardi e Beppe Servillo, "E tu lo chiami dio". Intensità, eleganza e teatralità. Le voci si fondono benissimo e arrivano ad emozionare profondamente, ma la canzone non è per tutti. Voto: 8

- Nina Zilli e Giuliano Palma, "Per sempre". La versione jazzata convince, un po' meno la performance di Giuliano Palma, mentre Nina Zilli stasera è più energica che mai. Voto: 7

-Arisa e Mauro Ermanno Giovanardi, "La notte". Giovanardi si conferma un interprete eccezionale. Il suo timbro caldo e sensuale si adagia con soavità sulla voce di Arisa, in un climax di emozioni che anche a livello tecnico non lascia spazio ad alcun tipo di critica. Voto: 8,5


Mancano tre cantanti per terminare la sfida a suon di duetti, ma a spezzare il ritmo canterino arriva il bravissimo attore Alessandro Siani che in mezzora da solo ha spiegato meglio la situazione attuale dell'Italia di quanto abbia fatto Celentano in un'ora, con tanto di comparse e comparsine. L'impostazione da teatro c'è e si vede: Siani tiene il palco come pochi, interagendo continuamente con pubblico e orchestra.


- Emma e Alessandra Amoroso, "Non è l'inferno". Ma sono due pescivendole o due cantanti? Urlano, gracchiano, piangono. E hanno anche due voci troppo simili.
E poi, non si sono ancora stancati di questi duetti tra "amici"? Voto: 1

- Matia Bazar e Platinette, "Sei tu". Tutto appare patetico e fintamente drammatico. Abbiamo toccato il fondo. Voto:1

- Francesco Renga e Scala e Kolacnny Brothers, "La tua bellezza". La discoteca, il mercato e ora anche la chiesa, c'è proprio di tutto a Sanremo. Voto: 3




Categoria Giovani: la Finale

Anche quest'anno Sanremo lascia l'amaro in bocca. Arrivano in finale due giovani che avrebbero tanto da dire, ma si trovano ad essere superati dal figlioccio di "Io Canto", Alessandro Casillo. Andiamo con ordine, tanto il sedicenne è il primo della categoria ad esibirsi, dal momento che dopo mezzanotte i minorenni non possono stare sul palco (mah).

-Alessandro Casillo, "E' vero (che ci sei)". La solfa rimane sempre quella, la canzone è di una banalità disarmante. Ma il pubblico di Facebook è dalla sua parte; d'altronde, dopo la partecipazione a "Io Canto", ha già una bella fetta di pubblico dalla sua parte (più di 125mila fans sulla sua pagina ufficiale). Siamo alle solite: Mediaset alle spalle, Casillo vince.
Voto: 2

- Iohosemprevoglia, "Incredibile". Questa canzone diviene ad ogni ascolto sempre più ridicola. Non ci siamo. mancano di carattere e di maturità. Terzi classificati. Voto: 1

- Marco Guazzone, "Guasto". Molto suggestiva l'immagine di queste due persone "guaste" che si allontanano l'un l'altra mentre in realtà avrebbero voglia di non lasciar scivolare via i propri sentimenti. Molti i riferimenti musicali, in primis Matt Bellamy dei Muse e Coldplay. Ben vengano, questo ragazzo avrebbe meritato di giocarsi la prima posizione con Erica Mou. Il talento è cristallino, ora si spera solo che qualcuno l'abbia notato, a prescindere dall'ultima posizione al teatro dell'Ariston. Voto: 9


- Erica Mou, "Nella vasca da bagno del tempo". La prova che la Caselli non può tutto. La sua pupilla, per chi l'ha conosciuta solo adesso tramite Sanremo, si è dimostrata ancora una volta intelligente, dolce e originale. Bella la voce, belle le parole. Per quanto riguarda la somiglianza dell'arrangiamento del brano con "The Scientist" dei Coldplay, il mistero è presto spiegato: è stato realizzato da uno dei produttori dei Coldplay. Nessuna giustificazione, sia ben chiaro, perché di Coldplay nel brano di Erica non ce ne è neanche un accenno. Voto: 9




giovedì 16 febbraio 2012

Sanremo 2012: Categoria Giovani



Durante la seconda serata di Sanremo 2012 si sono affrontati i giovani. A sorpresa, molte le proposte interessanti. Di seguito le pagelle dei ragazzi che hanno passato il turno :


-Erica Mou, "Nella vasca da bagno del tempo". Gli accordi sono quelli di "The Scientist" dei Coldplay e già in molti urlano al plagio. Al massimo Erica potrà dire di essersi "ispirata", proprio come fanno i Coldplay quando scopiazzano qualcosa.
Piuttosto, veniamo al brano della cantautrice, che in realtà non ha niente del sopracitato pezzo. Interpretazione magnifica, intensa, delicata. Originale ma equilibrata, accompagnata da un testo semplice ma dolce e significativo. Che poi Erica Mou sia già conosciuta da qualcuno (io personalmente l'ho sempre sostenuta) e abbia alle spalle Caterina Caselli, non è un problema suo.
La canzone è bella e questo basta. Voto: 8,5

- Marco Guazzone, "Guasto". Una performance particolare che inizialmente lascia straniati ma che poi attrae e affascina. Gli echi melodrammatici dei Muse si fanno fortissimi nel ritornello, mentre nelle strofe fa capolino l'ingenuità dei Coldplay. Le idee sono ancora da mettere a fuoco, ma questo ragazzo al pianoforte che tiene tantissimo le note alte a mo' di Matthew Bellamy, ha dimostrato di avere carattere.
Il suo sound internazionale sarebbe perfetto per rappresentare l'Italia all'Euro Festival.
Voto: 8

-Iohosemprevoglia, "Incredibile". Performance vocale imperfetta, canzone molto radiofonica che rimane impressa già al primo ascolto. Musicalmente il gruppo non è male, ma il testo è troppo acerbo e infantile. Voto:4

-Alessandro Casillo, "E' vero (che ci sei)". E' pur vero che questo ragazzo ha soli 15 anni, ma la sua esibizione è stata scialba come il brano teen-style che ha cantato. Il look alla Zac Efron farà certamente breccia nei cuori delle ragazzine, ma proprio non ci siamo. Voto: 2

Tra i giovani Artisti eliminati, una nota va fatta ai Bidiel, con "Sono un errore" che, a prescindere dalle somiglianze con i brani italiani anni '60 di stampo beatlesimo, hanno dimostrato di avere un bel talento e di sapere tenere la scena.




Articoli Correlati: Sanremo 2012, Prima Serata

martedì 14 febbraio 2012

Sanremo 2012


Prima serata.

Un'impressione generale, del tutto oggettiva. Non sono di quel tipo di persone che odiano manifestazioni di costume come il Festival di Sanremo a priori; mi piace ascoltare e vedere prima di poter dare un giudizio, o meglio un parere. Ebbene, mai vista un'edizione di Sanremo così disorganizzata, confusionaria, vuota e, soprattutto, priva di un qualsiasi guizzo di bellezza tra le canzoni presentate.

Ma andiamo con ordine. Sorvoliamo sulla lunghissima e pedante introduzione al Festival ad opera degli ormai di casa Luca e Paolo, che sciorinano un monologo ricalcato sul modello di Paolo Bonolis e Luca Laurenti, ma fondato sui soliti luoghi comuni quali la politica di Monti, le tasse e facile volgarità ben rappresentata dalla rima "cojoni-Berlusconi".

- Dolcenera, "Ci vediamo a casa". E' Dolcenera ad aprire la prima serata di Sanremo 2012. Una Dolcenera che ultimamente appare irriconoscibile, oramai utilizza solo le tonalità gutturali della sua voce, poiché la moda del momento vuole così. La canzone è molto radio-friendly, ma sicuramente Dolcenera potrebbe fare di meglio. Voto: 4,5

- Samule Bersani, "Un pallone". Come la storia di un pallone, tra i campi di calcio e le beccate degli uccelli, possa diventare metafora delle fasi della vita: con i momenti di dissimulazione e di follia, nonché le crisi ("un pallone bloccato/fra gli uccelli su un tetto/finge di essere un uovo malato"), gli indispensabili colpi di fortuna ("basterebbe una semplice pioggia/però anche il cielo dev'essere d'accordo") e le difficoltà ("una scheggia di vetro lo ferma/perché è contraria alla libera impresa"). E poi c'è quel momento di amarezza stantia, capeggiato dalla solitudine, in cui non si trova nessuno accanto. Può essere la vecchiaia, la fine di una gloriosa carriera o semplicemente una fase di stanca, ma potete stare certi che in quel momento si è solo "un pallone bucato", che "viene scansato da tutti i bambini e lasciato a ingiallire nel fumo dei rifiuti bruciati...come se fosse giusto un destino così, arrivando alla fine di un corso". Ma la metafora si può applicare anche all'attuale situazione dell'Italia. Insomma, Samuele Bersani non ai livelli di "Giudizi Universali" ma che riesce ancora a dire qualcosa di interessante e a dirlo bene. Voto:7+


- Noemi, "Sono solo parole". Una coloratissima Noemi porta in scena un brano scritto da Fabrizio Moro (non sarebbe meglio che scrivesse qualcosa di suo pugno piuttosto?), che forse sarebbe stata più decente se cantata da lui, perché il tono graffiante che l'ha sempre caratterizzata è qui smorzato, schiarito, sottomesso. Non convince. Voto: 5+

- Francesco Renga, "La tua bellezza". Un cantante totalmente incapace di rinnovarsi, che basa ogni suo pezzo sulla sua fredda capacità vocale (che a volte sfocia semplicemente in urla) e mai sull'interpretazione o sulle parole. Non a caso i testi sono perennemente d'amore, sdolcinati in modo esagerato, buoni solo per ragazzine in pieno sviluppo ormonale e mamme single in menopausa. Voto: 3

- Chiara Civello, "Al posto del mondo". Presentata come "più grande cantante jazz del nostro tempo", presenta in realtà uno scialbissimo brano che a tratti ricorda lo stile dei Matia Bazar. Di una monotonia inesprimibile. Nel suo genere sarà anche brava, ma col Pop non ci sa fare. Voto: 4

- Irene Fornaciari, "Grande Mistero". Grande mistero rimane questo testo, scritto da David Van De Sfroos, che parla di merli che picchiano la grondaia, di "lune a dondolo", "monete di sole", "palle di ghiaccio, colpite di testa", pipistrelli che sbagliano strada e molte altre ardite metafore prive di qualsivoglia senso. Musicalmente tutto si basa su un continuo e fastidioso "Eh yeah". Pessimo. Voto: 1

Con la Fornaciari si conclude la prima parte di gara. A fare da ponte tra le due fasi sarà l'improponibile intervento di Adriano Celentano, che si scatena in una delle sue solite invettive populiste contro il clero, giornali come "Famiglia Cristiana" e "Avvenire" e la politica corrente. Il tutto supportato dai suoi compagni di recita, alias lo stesso Morandi e il ridicolo Pupo, nonché la Canalis che dovrebbe simboleggiare l'Italia ma non è capace neanche di recitare un paio di parole. E vogliamo parlare del pubblico sanremese che lo applaude e lo supporta in maniera deplorevole e patetica, anche quando dice "Non mi ricordo dove ho messo il bicchiere...ah, eccolo!" . Insomma, il solito buonismo, la solita ipocrisia, in un bel calderone di luoghi comuni e di finti valori. Grottesco.
Ma meglio di me lo ha spiegato Fiorella Mannoia dalla sua pagina Facebook: "Famiglia Cristiana, i preti, i referendum, Aldo Grasso, Gesù Cristo, la Grecia, la sovranità nazionale, le armi, la Canalis, Pupo, la guerra, le canzoni, cipolla, sale, olio, carote, patate, zucchine.....la promozione al disco suo."

Cos'altro aggiungere a cotanta eloquenza? ...Avanti con la musica.

- Emma Marrone, "Non è l'inferno". Le è stato sempre chiesto come mai nelle sue canzoni parli solo di argomenti facili, come l'amore, trattato a livello adolescenziale ovviamente, e allora la casa discografica pensa bene di spedirla a Sanremo con un brano che avrebbe la pretesa di essere impegnato. Oltre ad essere un vero insulto per coloro che vengono citati nella canzone, cioè quelle "povere persone" (ma si può?) che non riescono ad arrivare a fine mese, è anche ridicolo che vengano messe in bocca a una ragazza di 23 anni, che ha raggiunto la fama dopo aver vinto il più famoso Talent Show italiano, parole del tipo: "se sapesse che fatica ho fatto per parlare con mio figlio/che a 30 anni teme il sogno di sposarsi/e la natura di diventare padre". Ma a quanto pare quest'anno a Sanremo va di moda il buonismo, e sicuramente Emma Marrone si piazzerà sul podio anche stavolta. Voto: 2

- Marlene Kuntz, "Canzone per un figlio". Outsider di quest'esibizione, i Kuntz sono tra i pochi a portare un testo interessante che fa onore alla lingua italiana. I fans di vecchia data del gruppo probabilmente rimarranno delusi dalla poco performante esecuzione del cantante, eppure questo brano, pur rimanendo all'interno di un sound orecchiabile, fa far festa all'orchestra. Voto: 6.5

- Eugenio Finardi "E tu lo chiami Dio". Con Finardi esplode una metafisica dolcezza che scioglie il cuore, interpretata magistralmente, con intensità, raffinatezza e molta classe. Voto: 7+


-Gigi D'Alessio e Loredana Bertè, "Respirare". La strana coppia sembra esibirsi al Karaoke, con una Bertè sempre più invasata che va a coprire la non presenza scenica e vocale di D'Alessio. Con qualche sistemata all'auto-tune, "re-re-respirare" sarà sicuramente una canzone tra le più passate in radio. Voto: 1

-Nina Zilli, "Per sempre". La ragazza si era imposta nel 2010 con canzonette di scarso livello artistico che non la valorizzavano, e al tempo la si poteva identificare con l'Amy Winehouse dei poveri. Ma questa sera la Zilli sorprende, grazie ad un'esecuzione a dir poco perfetta, che non lascia spazio all'emozione. Inoltre, nel contesto della kermesse sanremese di quest'anno, la sua esibizione dal sapore retrò, che fa l'occhiolino a Mina, porta un'ondata d'aria fresca. Voto:7

-Pierdavide Carone e Lucio Dalla, "Nanì". L'interpretazione del ragazzo si confà perfettamente al tipo di canzone, di impostazione esplicitamente dalliana, come la storia eterna del ragazzo innamorato della prostituta, che quivi viene raccontata. Il problema semmai risiede proprio nel brano, ancorato ad un infantilismo fastidioso, e al ruolo che Lucio "Maestro" Dalla ricopre nell'esibizione. Voto: 4

- Arisa, "La notte". Per chi stupisce della sobrietà di Arisa in quest'esibizione e si aspettava la ragazza stupidotta con la canzoncina ingenua e spensierata, probabilmente non aveva mai ascoltato altre esibizioni della stessa oltre a "Sincerità". Già a "Victor Victoria", seppur tra alti e bassi, aveva dimostrato di saper essere una buona interprete. E adesso l'ha dimostrato anche al pubblico sanremese, portando in scena un'esibizione garbata ed equilibrata, molto ben interpretata. Anche se il pezzo alle lunghe stanca. Voto: 6+

-Matia Bazar, "Sei Tu". Dal punto di vista musicale i Matia Bazar non deludono mai, l'esperienza si fa sentire. Ma la canzone è di una banalità disarmante, seppure riecheggi i loro fasti. Voto: 3.5

Questi sono i primi pareri a caldo, adesso aspettiamo di vedere come andrà a finire e, soprattutto, di ascoltare la Categoria Giovani (tra cui si annida una ragazza che tengo d'occhio da tempo).



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giovedì 2 febbraio 2012

LANA DEL REY, "Born to Die"


(2012, Genere: Pop)

Se ne sono dette di tutti i colori su Lana Del Rey, l'Artista più chiacchierata del momento, anche se in Italia è ancora pressoché sconosciuta ai più. La venticinquenne ha debuttato nel web grazie all'intrigante "Videogames", con tanto di video auto prodotto, che l'ha lanciata in tutto il mondo. Prima di diventare una Jessica Rabbit in carne e ossa, con capelli mossi e vaporosi, labbra rifatte e l'aria vezzosa e decadente da attrice hollywoodiana anni '40, Lana del Rey si chiamava infatti Lizzie Grant e altro non era che una ragazzina americana come tante alla ricerca di fortuna nei club di New York, pur se figlia del ricco imprenditore Rob Grant.
Il successo non arriva con l'EP di debutto, "Kill Kill" del 2008, per cui si dovrà attendere l'estate 2011, quando Lizzy Grant firmerà il contratto con la Stranger Records e modificherà nome e immagine. Da qui prende vita il fenomeno musicale Lana Del Rey, un personaggio certamente costruito a tavolino: una Marlyn Monroe dalle labbra importanti che singhiozza parole fuorvianti rivolte al suo uomo, come accade nel tormentone "Off the races"; una "Nancy Sinatra gangster", come la stessa ama definirsi.

Tante, troppe, sono state le parole rivolte all'immagine di Lana Del Rey e non all'Artista Lana Del Rey. Ritenuta falsa, costruita ad hoc e finta come le sue labbra, da persone che hanno certamente dimenticato che tutto nella Musica Pop è finto. La stessa Lady GaGa, cui molti tendono a comparare la Del Rey (paragone improponibile sotto ogni punto di vista), non ha mai detto o fatto qualcosa di non artificioso. Anzi, il suo stesso personaggio consiste nell'essere esagerata ai limiti del buon gusto.
Quindi ben venga questa ragazza plastica e misteriosa, tremendamente retrò, se la sua Musica vale la pena essere ascoltata. Oltre alla già citata "Videogames", sono molti gli episodi riusciti di quest'album, a partire dalla title-track. "Born to Die" è infatti un brano trascinante a metà tra il malinconico e il biascicato, anche se magari ad un primo ascolto può lasciare perplessi poiché si tratta di pura Musica Pop, ma ben diversa dal Commercial Pop cui ormai siamo sommersi. I remix su internet impazzano e persino Damon Albarn, poliedrico cantante di Blur e Gorillaz, ci si è cimentato, ottenendo un ottimo risultato.


Altri pezzi riuscitissimi sono la bella "Dark Paradise", che potrebbe essere letta come una sorta di accelerazione della title-track, e "Blue Jeans", rilasciato come terzo singolo, sapiente unione di raffinatezze alla PJ Harvey di "The Dancer" e ritmi più propriamente Pop. Per non parlare, poi, di "Million Dollar Man", che sembra rubata al repertorio di Fiona Apple, cui potrebbe essere artisticamente assimilata. I media, invece, si sono già affrettati ad avvicinare la Musica di Lana Del Rey a quella dell'Artista Pop dell'anno passato, Adele, anche se i punti in comune tra le due sono davvero pochi.

Un altro motivo per cui molti si sono accaniti su Lana Del Rey è dovuto all'eccessiva pubblicità che ne è stata fatta, martellante e onnipresente. Ma la protagonista di questo tam tam mediatico cosa ne pensa? "Sono anche spaventata dall'eccessiva attenzione nei miei confronti perché nella maggior parte dei casi non riguarda la mia Musica ma l'aspetto fisico e il nome d'arte".
La stessa ha avuto anche la possibilità di esibirsi al famosissimo show americano "Saturday Night Live" cantando i suoi tre singoli, ma la performance è parsa a critici e media deludente e "disastrosa". In realtà, la cantante è apparsa molto emozionata e nervosa, ma niente di irreparabile, anche perché già in altre esibizioni Live (vedi al Jools Holland) aveva dimostrato di possedere maggiore controllo vocale.

In "Born to Die" sono presenti anche brani più comunemente Pop, come le fresche e al contempo decadenti "Diet Mountain Dew" e "Summertime Sadness", che non disdegna una flebile influenza trip-hop. La cantante perde colpi nei pezzi in cui possono sorgere somiglianze, casuali o meno, con altre cantanti Pop: nel sound modernissimo di "National Anthem" viene alla mente addirittura Avril Lavigne e in "Lolita" sembra riprendere la lezione di Britney Spears, non a caso citata dalla stessa come influenza musicale. Altri Artisti che fanno parte del bagaglio artistico di Lana Del Rey sono Frank Sinatra, Eminem, Kurt Cobain, Elvis Presley... Colpisce la varietà delle influenze, il che si rispecchia anche nella sua Musica: un Pop jazzato molto retrò, dalla cadenza noir, con influenze dubstep e anche hip hop. Forse è per questo che la super naif Lana Del Rey piace a categorie di persone che ascoltano Musica diversa e suggella la rottura delle barriere tra Indie e Pop, procedura che era ormai in atto da un po' di tempo a questa parte.

Altro dato positivo per "Born to Die" è che, fatta eccezione per "Radio", l'album non contiene filler, canzoni di riempimento, ma scorre in modo molto omogeneo, e anzi la versione Deluxe contiene, tra gli altri, uno dei suoi pezzi migliori: "Lucky Ones".


Raising Girl consiglia l'ascolto di: "Dark Paradise"


Lana Del Rey, "Born To Die" : 7.4



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