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domenica 29 maggio 2011

"Grace", Jeff Buckley


(1994, Genere: Folk-Rock, Cantautoriato)

Voce d'angelo, figlio d'autore, morte prematura. Gli ingredienti ci sono tutti: Jeff Buckley è quello che potremo definire un amatissimo Artista "maledetto", al pari di Kurt Cobain e Jim Morrison. Ma la definizione è riduttiva. Perché il piccolo Buckley, figlio del talentuoso quanto incompreso cantautore Tim, è molto di più. E con "Grace" ci ha potuto dare solo un assaggio della sua ricchezza espressiva, prima che una morte prematura e misteriosa (o forse no), avvenuta per annegamento, lo portasse via. A noi non rimane che "Grace", uno dei dischi più belli e significativi degli ultimi vent'anni, pubblicato nel 1994 e composto da dieci pezzi: tre cover e sette inediti. Si parte con "Mojo Pin", in cui lo stile appassionato del cantante già risplende con forza, soprattutto grazie a climax di struggente bellezza, uno dei tratti distintivi dei suoi pezzi. E' toccante ma veemente, emozionante ed irrefrenabilmente sentimentale. "Drop down we two to serve and pray to love /born again from the rhythm/screaming down from heaven" ("cadiamo giù noi due per servire e preghiamo per amare/nati di nuovo dal ritmo/che arriva urlante dal paradiso"). In teoria Jeff Buckley non ha inventato nulla, ciò che ha fatto è stato mescolare svariate influenze (come quella di Robert Plant e i Led Zeppelin) e il nuovo stile è venuto fuori da solo; se la magia riesce bene otterrai una funzionale pozione, non un riaffiorare degli ingredienti usati per prepararla. E a lui la magia è riuscita splendidamente, con quella sua innata disposizione a una voce eterea come quella del padre, che ha saputo ben coltivare.

Arriviamo dunque alla seconda traccia, la nostra "Grace": ruvida, corposa, ardente. Fuoco inestinguibile. E alla ballatona pop-rock "Last Goodbye", intrisa di dolce malinconia. Ascoltandola si capisce quanto Buckley sia preso a modello dalle generazioni di cantautori successive; basti pensare, ad esempio, a Paolo Nutini. Ma questo disco, decadente e romantico, sempre brillante, viene ricordato in tutto il mondo soprattutto per la versione di "Hallelujah" di Leonard Cohen, versione che è divenuta assai più celebre dell'originale, grazie a una voce che sembra essa scolpire e modellare le canzoni cui si accinge. Ma la cover di Buckley non si rifà direttamente alla canzone di Cohen, da cui in effetti si discosta parecchio, ma alla straordinaria interpretazione che ne fece John Cale.
Altra cover è "Lilac Wine", sottile ed elegante ballata d'altri tempi, di Nina Simone, altro suo punto di riferimento. E "Corpus Christi Carol" (Benjamin Britten), artisticamente ambiziosa e suggestiva nella sua struggente spiritualità. Mentre "So Real" è uno degli episodi più alti del disco per quanto concerne la performance vocale; è un incubo catalizzante e ammaliante che si concretizza in una canzone fatta da turbinii di fantasmi. Poche parole, grandi emozioni. E' questo Jeff Buckley; per quanto lo si cerchi di definire, etichettare, racchiudere convenzionalmente in qualche cosa e in qualche modo, lui è pura emozione. Lo so che questa parola viene utilizzata correntemente così spesso che sembra aver perso ogni senso ormai, ma se ascolterete "Grace" sono certa che vi ricorderete cos'è l'emozione. E vi farà tremare. "Love You Should've Come Over" (http://www.youtube.com/watch?v=YmNR2SgFfUM&feature=fvst) magari vi farà anche commuovere, perché è come vedere un film d'amore, tanto tormentoso quanto passionale. E' la storia di un amore appassito che solo una canzone come questa potrebbe risvegliare.

"Grace" vede la luce nel 1994, quando il Grunge era già esploso ed era la massima espressione musicale del momento. Solo tre anni prima era infatti uscito l'album da cui questa corrente aveva iniziato a scaturire: "Nevermind" dei Nirvana, e ancora il mondo piangeva il leader della band, Kurt Cobain, scomparso drammaticamente nell'aprile di quel 1994. Il contesto storico di allora ci fa capire quanto "Grace", vortice di ballate folk-rock e cantautoriali, fosse estraneo alle mode del tempo. Anche se "Eternal Life", penultima traccia del disco, è l'eccezione che conferma la regola, con quel riff di chitarra tipico del Grunge. Ad ogni modo, la conclusione dell'album, ancora una volta, sorprende e affascina: la sensualissima ed esotica "Dream Brother" è una vera e propria perla di percussioni travolgenti, musicalmente ed intimamente.
Canzoni complesse, intimistiche, inquiete, dark ed esagitate. Ma anche molto dirette ed emozionali.

Raising Girl consiglia l'ascolto di: "Dream Brother".

"Grace", Jeff Buckley: 8.8

Artisti simili a Jeff Buckley: Nick Drake, Radiohead, Tim Buckley, Damien Rice, Fiona Apple.

sabato 28 maggio 2011

Blind Fool Love, "Il Pianto"


(2011; Genere: Emocore, Pop-Rock)

Abbiamo molto sentito parlare di questi giovanissimi negli ultimi tempi perché un bel giorno i tre di Grosseto si sono svegliati trovandosi al secondo posto nelle classifiche italiane per album venduti, tra Vasco Rossi e Modà. E il giorno dopo non c'erano più, esclusi poiché il loro ep di esordio, "Il Pianto", era stato messo in vendita in una sola insegna commerciale (la catena di videogames "Gamestop") e ciò è contrario alle regole. A questo punto la Sony ne amplia la distribuzione ad altri punti vendita, la band rientra in classifica, e vissero tutti felici e contenti. O quasi. Perché di felicità e gaudio c'è ben poco in questo minialbum e pare che la cosa sia voluta: i testi del disco, infatti, parlano di amori infelici, frustrazione e rabbia. Seguendo la scia del genere emocore (tanto in voga tra i giovani negli ultimi anni), Tommaso, Piero e Marco sviluppano un sound ricco di richiami, anche sul fronte del Rock e riprendendo il carattere "racconto" cantautoriale (De Andrè viene citato dagli stessi come una delle principali fonti d'ispirazione). Li abbiamo conosciuti in modo particolare grazie a due brani; il primo è "Vampiro", col quale hanno catalizzato l'attenzione della rete.

I Blind Fool Love ("Cieco Folle Amore", citazione shakespeariana) sono destinati a diventare un grosso fenomeno mediatico e i commenti su Youtube alle loro canzoni ne sono solo un assaggio: pare infatti che il trio sia apprezzato non solo in Italia. Se solo "Scary" (soprannome del leader e vocalist Tommaso Sabatini) ci andasse piano con quel look da emo twilghttato...se solo eliminassero dalla propria immagine quella'aurea da "alternativi", sarebbero molto più credibili. Ma...ooops! E' proprio questo che richiama ai BFL folle di ragazzine urlanti. Peccato, perché in realtà i tre hanno talento e proprio "Vampiro" ne è la dimostrazione. E' un brano interessante, dal sound internazionale. L'altro pezzo è più pop, molto orecchiabile, a tal punto che già dopo un primo ascolto continuava a martellarmi in testa "tra le smorfie della morte, i pagliacci ridono di te". Stiamo parlando di "Il Pianto". E qua iniziano a farsi sentire forti echi dei Thirty Second to Mars, con tanto di coretto bianco sul finale. Tra scream spesso e volentieri fuori luogo e begli assoli di chitarra (Slash è un altro loro idolo), passiamo in rassegna i restanti cinque pezzi: "Saranno Giorni", che certamente li consacrerà tra le nuove stelle del Rock Mainstream made in Italy, le particolarità di "I viali di inverno" e "Ballata della farfalla Melitae" e il soffuso dialogo con la natura in "Natura Morta". Compare inoltre un brano che circolava in rete già da tempo col nome di "Ninnananna" e ora ci sorprende come opener dell'ep, ri-arrangiato e col titolo di "La canzone della guerra", che esprime appieno le attitudini della band, soprattutto quando si ha a che fare con dicotomie come Amore-Morte, Pace-Guerra. Una canzone che, a detta della band, è stata realizzata appositamente "più tirata, più arrabbiata"; un'aggressività metaforica dunque.

Sento spesso il nome di Blind Fool Love associato a quello di gruppuncoli italiani come dAri e Finley e questo è certamente un paragone inappropriato perché, oltre ad Mtv e all'uso della lingua italiana per i testi, le tre band hanno ben poco da condividere. Ma ora che I BFL stanno emergendo (per di più con la Sony come etichetta discografica), non è detto che non possano scadere a quei livelli. E sarebbe un peccato, perché di strada da fare ne hanno molta, sono molto giovani e c'è parecchia esperienza da raccogliere lungo la strada.
L'impressione generale è che la band abbia le carte in regola, ma che sia ancora troppo acerba. Che ci sia talento, ma che sia convogliato nella direzione sbagliata.

Raising Girl consiglia l'ascolto di: "Vampiro".

"Il Pianto", Blind Fool Love: 6
Artisti simili a Blind Fool Love: Panic! At the Disco

venerdì 27 maggio 2011

David Bowie, "Toy" (Recensione)

(Data Realizzazione: 2001/2002, Data Pubblicazione: 2010; Genere: Beat Rock, Rock)

Revival Regale. Vi ho già parlato approfonditamente della storia che "Toy" si porta dietro (qua!): concepito nel 2001 come disco di cover delle canzoni di Bowie antecedenti al suo successo ma mai pubblicato ufficialmente, ha visto la luce a marzo di quest'anno su internet. Non si sa come e da chi, fatto sta che per gli appassionati si tratta di una vera e propria delizia e adesso andiamo a scoprire il perché.
L'incipit di "Toy" ha il sapore raffinato ed emozionante Corsivodi "Uncle Floid", che raccoglie appieno la straordinaria eredità di "Space Oddity" e "Life on Mars?". In realtà il brano era già apparso su "Heaten" col titolo di "Slip Away" ma qui, spogliata da ogni fronzolo, raggiunge ilCorsivo culmine della bellezza e dell'intensità, diventando l'ennesimo, indimenticabile capolavoro di Bowie. Ma di canzoni che lasciano il segno ce n'è più d'una in questo strano "giocattolo": che si tratti di "In the Heat of Morning", potente, abrasiva e diretta, o dello straordinario fervore emotivo di "Shadow Man", o ancora della piacevole title-track o di "Hole in the Ground" (1970), che anticipa "Walk on the wilde side" di Lou Reed. E poi c'è il ritmo febbrile di "Afraid", che avevamo già sentito identica in "Heaten" ma che di certo non delude. E' il Bowie degli anni '60 questo, quando era ancora, semplicemente David Robert Jones, e non un maestro teatrale di musica, la punta di maggiore accensione del pop, l'eclettismo incensurato del rock. E si sente eccome il sound Sixties in quest'album: basti ascoltare la bella "Baby Loves That Way"; ma forse è proprio questo suo essere immerso nel passato che ha fruttato a "Toy" la volontà di non essere stato pubblicato per nove anni. E se non ci fosse stata questa "soffiata" in rete probabilmente non l'avremmo mai potuto ascoltare. Certo non è un album commercialmente fruttuoso, ma è pur sempre una raccolta che reca in seno un progetto interessante e coraggioso. E poi è David Bowie, mica pizza e fichi. Del Bowie così come lo abbiamo conosciuto con Ziggy, teatrale, enfatico ed istrionico, ci sono già tracce in "I dig Everything" (1966), giusto compromesso tra suoni più spigolosi e altri più armonici. Ci sono anche un paio di episodi non brillanti come lo è l'album nella sua interezza: "You have got a Habit of Leaving", troppo facilotta e cactchy. Da lui ci si aspetta di più. E "Jet me Sleep", che niente aggiunge e niente toglie all'album, mentre "Liza Jane" è il primo giocoso e accattivante singolo di un David Jones diciassettenne e tanto basta per ingolosire l'ascolto (http://www.youtube.com/watch?v=f5Z9CwgIJCM).

Ciò che arriva subito all'orecchio ascoltando "Toy" è la ponderatezza con cui ogni singolo brano viene magistralmente interpretato e quanto gli arrangiamenti moderni e, soprattutto, la voce matura di Bowie facciano la differenza. Non cambierà la storia della musica, non la riscriverà, non la creerà, perché "Toy" non è "Ziggy Stardust", non è "Hunky Dory", non è "Heroes", non è "Young Americans". Ma è il disco di uno che la Musica l'ha prima creata e ora la reinterpreta. Senza sbavature, senza nei, senza pleonasmi.

Raising Girl consiglia l'ascolto di: "Shadow Man".

"Toy", David Bowie: 7.7

Artisti simili a David Bowie: Lou Reed & Velvet Underground.

mercoledì 25 maggio 2011

"Mirror Ball", Def Leppard


E' in arrivo il primo live album dei Metal's Gods! Un'appagante carriera trentennale e mai un album live. Ma questa è la volta giusta: è infatti pronta la track-list di "Mirror Ball (Live & More)", contenente tutti i grandi successi della band più tre nuovi pezzi, racchiusi in due dischi e un DVD. Il release in Italia è previsto per il 6 giugno.
La track-list:

Disco 1:

01. Rock! Rock! (Till you drop)
02. Rocket
03. Animal
04. C'Mon C'Mon
05. Make Love like a Man
06. Too Late For Love
07. Foolin'
08. Nine Lives
09. Love Bites
10. Rock On

Disco 2:

01. Two Steps Behind
02. Bringin' on the Heartbreak
03. Switch 625
04. Hysteria
05. Armageddon It
06. Photograph
07. Pour Some Sugar on Me
08. Rock of Ages
09. Let's Get Rocked
10. Action
11. Bad Actress
12. Undefeated
13. Kings of the World
14. It's All About Believin'

DVD:

01. Rock! Rock! (Till you Drop)
02. Armageddon It
03. Pour Some Sugar On Me
04. Hysteria
05. Nine Lives (Music Video)
06. C'Mon C'Mon (Music Video)

lunedì 23 maggio 2011

David Bowie, "Toy"


Nuovo album per il Duca Bianco?GrassettoNon si tratta di un vero e proprio nuovo album. Anzi. Però la cosa è parecchio interessante lo stesso. Ma raccontiamo questa storia dall'inizio: nel 2001 David Bowie ha un progetto in mente: vuole coverizzate alcuni dei suoi vecchi brani, risalenti agli anni '60, al periodo pre-"Space Oddity" per intenderci. Commercialmente, però, la mossa viene reputata azzardata dalla casa discografica di allora, la Virgin, che decide di non pubblicare l'album. E' allora che Bowie si mette in proprio e crea una propria etichetta discografica: la ISO. Dopo di allora quell'ipotetico lavoro sembra essere sparito nel nulla. Si sa però che alcuni brani vennero proposti nell'album "Heaten", altri divennero b-side di singoli... Nel 2003 l'eclettico cantante pubblica il suo ultimo disco studio: "Reality", bocciato dalla critica. Da allora sono trascorsi otto lunghi anni di silenzio. I fans aspettano trepidamente ma tutto sembra essersi fermato a quell'infarto nel 2004. Soltanto a metà marzo 2011 le cose iniziano a muoversi: "Toy"! Sì, "Toy" è il titolo di quell'album registrato nel 2001 e poi dimenticato in qualche cassetto. Un "giocattolo", grazie al quale David Bowie si trasfigura in se stesso prima dell'avvento della fama, ridiventando David Robert Jones. Le tracce sono comparse sulla rete senza che l'album sia stato rilasciato. Il come e il perché ciò sia avvenuto non si sa e lo stesso Thin Duke non ha lasciato dichiarazioni a riguardo. Ma "Toy" si prospetta interessante e infatti nei prossimi giorni, dopo averlo studiato nei minimi dettagli, ne realizzerò una recensione.
Per ora vi lascio a quella che è la prima, bellissima traccia di quest'album. E in fondo troverete la track-list completa di "Toy". Enjoy!
1. Uncle Floyd
2. Afraid
3. Baby Loves That Way
4. I did Everything
5. Conversation Piece
6. Let Me Sleep Beside You
7. Toy
8. Hole in the Ground
9. Shadow Man
10. In the Heat of the Morning
11. You've got a Habit of Leaving
12. Silly Boy Blue
13. Liza Jane
14. The London Boys

sabato 21 maggio 2011

Lady Gaga, "Born this way"

(2011, Genere: Dance Pop)

Che Gagata! "Credetemi, questo sarà l'album del decennio", aveva detto la Gaga ai suoi fans. Ed era stata anche parecchio convincente. D'altronde, da una come lei è lecito aspettarsi qualcosa che perlomeno incuriosisca. Salvo poi ascoltare il primo singolo, la title track "Born this Way", il solito polpettone dance trito e ritrito che tutte le presunte reginette del pop ci stanno rifilando ormai da anni quando l'aria inizia a riscaldarsi. Avete presente, giusto per fare un esempio, "When love takes over" di Kelly Rowland e Guetta? Ecco. La somiglianza, poi, con "Express yourself" di Madonna(http://www.youtube.com/watch?v=12wP5W2R0wY) checché i "mostriciattoli" ne dicano, è sorprendente. Si era parlato di "Born this Way" come di una canzone che avrebbe rivoluzionato l'universo musicale, mentre in realtà si tratta dell'esatto contrario. Deludente.
E non è finita qua. Il secondo singolo, "Judas" è ancora peggio: se ne parlava già prima che uscisse, come di un pezzo blasfemo accompagnato da un videoclip satanico! In realtà il video, come quello di "Born this Way", è semplicemente di pessimo gusto e la canzone è una brutta copia di "Bad Romance". Stessa struttura ritmica, stessa melodia, giusto meno fresca e più tamarra. Insomma, manca di carattere. E dire che la Gaga l'aveva descritta come "un qualcosa di allucinante ed indescrivibile". Per quanto riguarda le tanto discusse e criticate allusioni bibliche contenute sia nel testo che nel video è chiaro che si tratta solo una metafora, o forse dell'ennesima patetica provocazione della Germanotta. In cui, purtroppo, molti cadono.
Ciò che sarebbe ben gradito nei suoi video è che almeno evitasse di profanare i grandi della scenaGlam col suo look trash e grossolano che comunque si rifà ad artisti del calibro di David Bowie. E che lasciasse perdere approssimative citazioni al prisma di "The Dark Side of the Moon". O che la piantasse di dire che i suoi punti di riferimento in ambito musicale siano, per l'appunto, David Bowie (di cui certamente conosce e apprezza il parallelo con la Pop Art e la sua immagine, ma con la musica del Thin Duke non ha oggettivamente niente da spartire) e Queen (http://www.tgcom.mediaset.it/spettacolo/articoli/articolo431501.shtml).

Ma torniamo all'album, composto da quattordici pezzi prevalentemente dance-pop, come la tamarrissima "Government Hooker" o la trascinante "Bad Kids". In un'intervista la stessa ha asserito che inizialmente i pezzi erano 20 e che in seguito ad una scrematura, si è arrivati ai 14 della versione finale, più qualche bonus-track. Il che già sembrerebbe strano, visto la presenza nel disco di tracce puramente riempitive: "Bloody Mary" e l'adolescenziale "Hair". E a proposito di canzoni puerili, come non citare la tanto acclamata "The edge of Glory"? Solita ballatona teen pop su sfondo dancereccio. Pare che il pezzo parli del momento in bilico tra vita e morte e che le sia stato ispirato dalla morte del nonno. Non volendo urtare la sensibilità di Lady Gaga, c'è da dire che il testo, andando a ben vedere, non è poi così ispirato. Anzi. ("I need a man who thinks/it right when it's so wrong/ tonight baby"- "Ho bisogno di un uomo che pensi/sia giusto quando è così sbagliato/stanotte amore"). E l'elegante ospitata del sax di Clarence Clemons non risolleva le sorti del brano che, per quanto orecchiabile e radio-friendly, non aggiunge niente al disco. Da dimenticare la quinta track dell'album, "Americano", il cui rimando latineggiante ci porta chiaramente ad un "Alejandro" ormai deceduto. E probabilmente qua miss Germanotta tocca il fondo, per poi rialzarsi grazie a brani in pieno Gaga Style, quali "Unicorn (Road to Love)" e la martellante "Scheisse", cantata un po' in inglese un po' in tedesco. Interessante "Electric Chapel", compromesso tra dance e sound rockeggiante (più facile a sentirsi che a dirsi!), accattivante nel suo gioco di chitarre ombrose seppure non corrisponda a quella svolta Rock e creativa di cui aveva parlato durante la realizzazione dell'album.
Ma, per dare un tono a "Born this Way", la nostra ha scomodato addirittura Brian May, chitarrista dei tanto amati Queen, per la ballata country dal gusto retrò intitolata "You and I" (http://www.youtube.com/watch?v=AJ5q8iFZxGs).

Questo disco avrebbe dovuto "cambiare il mondo", avrebbe dovuto risplendere come "un trionfo di musica elettronica con grandi ed epiche melodie da inno nazionale metal o rock'n roll o beat dance, slittanti e martellanti", a detta della stessa. L'unica cosa che ha mantenuto riguarda il "martellanti" ma, ciò nonostante, pare che neanche gli stessi singoli siano all'altezza dei precedenti di "The Fame", come "Bad Romance" o "Paparazzi".
Ecco cosa succede a creare troppa aspettativa. Per poi presentare un album ripetitivo e autocelebrativo.

Raising Girl consiglia l'ascolto di: "Electric Chapel".

"Born this Way", Lady Gaga: 4.5

Artisti simili a Lady Gaga: Katy Perry, Madonna.

giovedì 19 maggio 2011

Moon Duo, "Mazes"

(2011, Genere: Psychedelic Rock, Space Rock)

Labirinto di psichedelia. Il progetto Moon Duo si fa sempre più interessante; per chi non lo sapesse, esso vede protagonisti Ripley Johnson, già co-fondatore della space-acid rock band dei Wooden Shjips, e consorte, Sanar Yamada. A un anno di distanza dal loro precedente lavoro, "Escape", rieccoli con un album dalle sonorità vintage: "Mazes". Labirinti. Il messaggio del disco è chiaro sin da subito: sound allucinogeni, loop inebrianti, riverberi, tappeti sonori ipnotici.

Questo trip ha inizio da "Seer", compulsiva, elettrizzante e psichedelica, vero caleidoscopio di sensazioni, e ha il suo sviluppo in pezzi che saranno una vera delizia estiva per gli estimatori dell'indie: la title-track "Mazes", "Fallout", "Run around", freschi, briosi e, a modo loro, spumeggianti. Il duo ha però smussato gli angoli e, rispetto ai primi lavori, sembra andare alla ricerca di qualche eco più melodico, più pop. Il tutto elegantemente, senza perdere di vista la propria identità tortuosa, come dimostrano brani quali l'ipnotica "Scars" e la bellezza magnetica e martellante di "In the sun". In "When you cut" è possibile notare come la voce del nostro viene modulata in toni simil-bowiani, al fine di ottenere un effetto ombroso e insieme sensuale. Ottimo pezzo. Il disco è composto da soli 8 brani ma è giusto così per un lavoro che risente di kraut rock e di tutta la buona musica psichedelica degli anni '70, e che in realtà è fin troppo omogeneo e simile a se stesso. A tal proposito, mi è parso che la durata dell'ultimo pezzo, "Goners" (sette minuti e 42 secondi) fosse eccessiva nel contesto della canzone stessa.

Un disco da ascoltare ad occhi chiusi. Sarà lui a trasportarvi.

Raising Girl consiglia l'ascolto di: "When you cut".

"Mazes", Moon Duo: 7+
Artisti simili a Moon Duo: Wooden Shjips.

Articoli Correlati: "Diamond Dogs" (David Bowie)

martedì 17 maggio 2011

"Dr Johnny Skinz’s disproportionately rambunctious polar express machine-head", Red Hot Chili Peppers


Nuovo album per i Red Hot Chili Peppers. Se state leggendo il titolo e pensate di vederci doppio, tranquilli! Quello è il presunto titolo del prossimo album dei Red Hot, in uscita quest'anno. Quando? Inizialmente Chad Smith aveva rilasciato un'intervista in cui diceva che "Dr Johnny Skinz's" sarebbe uscito ad Agosto 2011. Ma le voci si rincorrono e pare che sia stato posticipato per fine anno. Strano, visto che estate e vari Festival musicali sono imminenti. Staremo a vedere.

Quanto allo strampalato titolo, Anth ha raccontato che sarebbero stati ispirati dall'esperienza "baudeleariana" di un loro amico:

"Questo nostro amico ci stava raccontando di questo ‘trip’ che ebbe dopo aver assunto un acido: ci raccontò di aver suonato dal vivo uno show sold-out per tutto l’universo, e che la sua hit di punta era appunto intitolata ‘Dr Johnny Skinz’s disproportionately rambunctious polar express machine-head!"

Da segnalare il fatto che "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" o, per meglio dire, John ha deciso di continuare per la sua strada solista e prendere una pausa dai Peperoncini (http://www.youtube.com/watch?v=dwpjYZHzFn0&feature=related). Al suo posto l'amico Josh Klinghoffer; di lui sappiamo che ha collaborato ai lavori solisti di Frusciante e che inizialmente è stata dura l'integrazione (musicale più che umana) coi Redhot, come ammesso dallo stesso Kiedis.

Altro dato importante è che, a quanto pare, quel genio di Flea si sta dando da fare al pianoforte e nella composizione musicale.
Cresce l'hype, ma delle tracce nessuna notizia. Quale sarà la strada intrapresa stavolta dai Peppers? Un seguito di "Stadium Arcadium" o, considerando anche la new entry, si aprono nuove aspettative?
Tutto ancora da vedere, qua su "Crazy Diamond Music Blog" gli aggiornamenti nelle prossime settimane! Intanto per consolarci, vi lascio con una delle migliori track del precedente album (e un gran bel video!):

Negramaro, "Casa 69"

(2010, Genere: Pop-Rock)

Confusi ma interessanti. Ho sempre pensato che i Negramaro abbiano talento e che la Caselli abbia fiutato bene nel loro caso (così come in altri, Elisa tra tutti) e "Mentre tutto scorre" al tempo mi piacque già dal primo ascolto, ma in seguito non era riuscito a convincermi quel pop-rock plasticoso e lagnoso con cui si erano fatti bollare grazie a singoli come "Solo tre minuti" e, ancor di più, "Nuvole e Lenzuola", "Parlami d'amore" e "Via le mani dagli occhi", tre canzoni che potrebbero essere una sola. Ma già quando, mesi fa, ascoltai "Sing-hiozzo" in radio, mi parse di percepire un qualcosa di leggermente diverso. Sì, sempre in pieno stile Negramaro, ma più tirati. Il brano in sé non è niente di che, ma si fonda su un climax decisamente emozionante. E il bel videoclip che lo accompagna, basato sulla cognizione di solitudine e alienazione umana, e girato a Torino, sembrava darmi ragione.
Quest'album senza dubbio consacra la band salentina come una delle maggiori nel panorama mainstream italiano. Forse troppo mainstream se si parla di canzoni come "Io non lascio traccia", omaggio a Carmelo Bene la cui voce si sente sul finale, e "Basta così", duettata egregiamente con Elisa ma un po' troppo melensa. La voce di Sangiorgi con quella di Elisa si sposa alla perfezione, e con questo brano hanno rimediato in parte allo strazio di "Ti vorrei sollevare", ma da due voci del genere ci si aspetta che osino di più. Inoltre, il video strappalacrime che accompagna il brano, ruba l'attenzione alla qualità musicale della stessa.

Il punto però è che in questo "Casa 69" la svolta c'è e si sente. Niente di rivoluzionario, s'intende. Ma è un qualcosa che stimola all'ascolto. E quando ci si imbatte in "Quel matto son io" (http://www.youtube.com/watch?v=mRStN5hOqQ4) non c'è posto per lo scetticismo: si tratta di una pregiata ballata cantautoriale di ricercata bellezza ma che non risulta mai leziosa o pedante. E complimenti anche per "Voglio molto di più", buon pezzo pienamente rock e secondo singolo estratto dall'album. Trovo valente anche il videoclip del brano, che vede la partecipazione di Michele Placido e Benedetta Barzini, il cui scopo è certamente quello di scagliarsi contro chi persegue azioni egoisticamente, badando solo alla propria personale realizzazione, senza farsi carico delle conseguenze che tutto questo potrebbe apportare agli altri, senza pensare che si potrebbe nuocere alle persone intorno. Il video (dal taglio indiscutibilmente cinematografico) sviluppa questa idea intorno allo scottante tema della clonazione umana.

E ancora, la title track, "Casa 69", ha il retrogusto di Afterhours senza per questo essere una copia di qualche loro pezzo. Il brano affonda il bel songwriting in una malinconia soffusa come la nebbia in una giornata soleggiata, che tutto circonda delicatamente ma con un'intensità tale da impedire alla luce di raggiungerti ("C'è un treno che passa/tra i ricordi e la schiena/si colora di sangue/questo cielo di sera (...) e io rimango nell'ombra/disegnato su tela"). Da ascoltare.

Poi però c'è quel non so che di elettronico che un po' stona e stranisce: brani come "Se un giorno mai", "Senza te" e "Dopo di me", (in quest'ultimo il sound lagnoso si salva solo grazie a dei cori aggressivi sul finale), sanno chiaramente di Subsonica. Oltretutto credo che "Senza te" sia il passo falso di quest'album, fondamentalmente per due motivi : il primo è che, sotto la veste elettronica, il giro di basso che si sente è identico a quello di "Hysteria" dei Muse. Qui è messo in secondo piano mentre là la fa da protagonista, ma sempre quello è. L'altro motivo è che qua il songwriting appare troppo semplicistico, banale e ripetitivo: "Senza me/senza noi/senza te/io brucerei tutto il mondo/tutto quanto/non ha più senso senza te".
Poi "Casa 69" torna a essere figlio esclusivo dei salentini con "Manchi" e la vorticosa e veemente "E' tanto che dormo?", e ci regala due belle ballate: "Apollo 11" e, soprattutto, l'intensa "Londra brucia". Interessante anche dal punto di vista strumentale. Con "Il gabbiano" torna il sound made by Muse, ma il risultato stavolta è genuino ed originale sotto tutti i punti, con un brano aperto e quasi liberatorio. Discorso a parte merita "Polvere", un pezzo incisivo e amaro che descrive l'affanno della solitudine, tema ricorrente nel disco. Brano che vale la pena ascoltare.

Ancora disillusione in "Luna", sorretto da un ritmo incalzante che richiama vagamente "Ululallaluna" dei Negrita; ben più interessante la prima delle due bonus track: "Lacrime" (http://www.youtube.com/watch?v=xuNZWlt3zw8), figlia di una sensualità dolente e un dolore quasi lancinante, che la band sembra vivere mentre la suonano. C'è un vento sottile che sfiora la voce di Giuliano, e un'angoscia impetuosa permane tutto l'aspetto musicale della canzone. La contro-voce in inglese che recita "my tears are falling on my skin, my skin is not for you" è tanto semplice quanto d'effetto. La conclusione è affidata a "Comunque vadano le cose (scusa Mimì)", brano acustico e chiaro omaggio a Mia Martini cui, proprio qualche giorno fa, ricorrevano i 16 anni dalla sua morte; "scusa Mimì/se ti canto e mi perdo sulla bocca di lei/-almeno tu nell'universo-".

Cerchiamo di tirare le somme: in sostanza, "Casa 69" è, sorprendentemente, un bell'album. Molto ambizioso e curato. Finalmente Sangiorgi sveste i panni di factotum per gli altri (negli ultimi anni ha cantato con chiunque e scritto canzoni per chiunque) e si mette a disposizione della band; l'armonia tra voce e musica è chiaramente percepibile in ogni traccia del disco. C'è una chiara evoluzione rispetto ai precedenti dischi e il merito è sicuramente del loro nuovo produttore: non più Corrado Rustici bensì David Bottrill che ha prodotto, tra gli altri, dischi dei Dream Theater, Muse, Placebo e Mudvayne.
Ora resta solo da mettere ordine: i Negramaro devono decidere quale strada musicale imboccare perché adesso si trovano in mezzo tra varie possibilità. Si trovano a loro agio nel pop radiofonico e ce l'hanno dimostrato in vari album, ma stavolta hanno tirato fuori l'aspetto più rock. Ed è stato parecchio interessante. Oppure potrebbero decidere di approfondire la venatura elettronica.
Ai posteri...

Raising Girl consiglia l'ascolto di: "Polvere".

"Casa 69", Negramaro: 7
Artisti simili a Negramaro: Le Vibrazioni.

domenica 15 maggio 2011

Eurovision Song Contest 2011


L'Europa che balla e gli Outsider. Si è conclusa stanotte l'edizione 2011 dell'Eurofestival, competizione musicale che dal 1956 ogni anno richiama Paesi da ogni parte d'Europa. L' Italia, ce l'hanno detto in tutte le salse, mancava dalla manifestazione da ben 13 anni, ma quest'anno è tornata alla ribalta con Raphael Gualazzi e la sua "Follia d'amore", trasformatasi per l'occasione in "Madness of Love", che si aggiudica un' inaspettata seconda posizione. Pianoforte, voce soffusa, brano piacevole, con strofe quasi sommesse a ritmo di swing che si aprono a un modernissimo stride piano...tutte cose che in questa edizione dell' Eurofestival (ma anche nelle precedenti) suonano come un qualcosa di stravagante: http://www.youtube.com/watch?v=EDubOwUDP4E&feature=fvst. Così come l'immagine stessa di Gualazzi, tipo discreto e aria stralunata. Basti pensare, ad esempio, al contrasto tra Gualazzi e i primi classificati: il duo azerbaigiano costruito a tavolino per l'occasione e composto da Ell e Nikki, alle prese con "Running Scared". Poco credibili loro, poco credibile la canzone. La fiera della banalità.

Il genere che ha tirato di più in quest'edizione è certamente il dance-pop, di gran moda in questi anni; e infatti sul gradino più basso del podio troviamo la Svezia con il tormentone "I wanna be popular". Faccino da bravo ragazzo, capelli alla Disney Channel, le mosse giuste. Per non parlare dell' Ungheria che presenta l'altrettanto martellante "What about my dreams" .
Ma ci sono anche delle piacevoli sorprese. Prima tra tutte la Georgia che propone una gradevole canzone goth-rock (che con l'"hard-rock" di cui parlava la Carrà non c'entra proprio niente). Il modello è simil-Evanescence, ma il risultato è notevole; la performance canora della cantante è eccelsa, piena e mai invadente...non credo le sia stato attribuito il giusto credito: http://www.youtube.com/watch?v=BLPWA4p5eOg. Ma la dark band in questione, gli Endrine, rientra comunque tra le prime dieci posizioni.

Altre performance interessanti ci vengono da Moldavia, Irlanda, Bosnia Erzegovina e Islanda. I primi propongono un brano stile Red Hot Chili Peppers primi anni, "So Lucky", e difatti nel curriculum dello stravagante gruppo moldavo rientra anche l'onore di aver suonato coi Peperoncini. Ma i nostri "critici" in studio hanno bollato il pezzo come "canzone per bambini...da cartone animato giapponese...stile Naruto!". L'elettro-pop dei gemelli irlandesi rimanda a "Womanizer" di Britney Spears, com'è stato detto in studio, ma l'impatto scenico del loro look da manga-punk e del loro stravagante e sconclusionato elettro-rap è certo di grande effetto. La Bosnia Herzegovina si è distinta per aver scelto un pezzo pienamente folkloristico, nell'ambito di un festival europeo in cui le tradizioni musicali e culturali tendono, invece, a omologarsi. E un plauso va al gruppo islandesi che hanno omaggiato il loro amico, deceduto poco prima dell' Eurovision, al quale avrebbe dovuto partecipare.
Terzultimo posto più che meritato per la Spagna che, d'altro canto, rende omaggio alla frivolezza de "Il mondo di Patty", e fuori dalla top-ten i Blue, famosa boy band resuscitata dopo anni per rappresentare il Regno Unito. Si passa poi per canzoni stile cartone animato Disney, Re Leone o La Bella e la Bestia, scegliete voi, come quella proposta dalla Lituania, o per varie "gatte morte" che scimmiottano Christina Aguilera, Mariah Carey, Anastacia e simili (Ucraina, Svizzera, Austria...).

Ma, nel complesso, assistere a questa simpatica e a suo modo seducente manifestazione, in diretta su Rai 2 ieri sera (mentre su Rai 1 imperversava il solito penoso varietà) e condotto da Raffaele Carrà accompagnata da Bob Sinclair e la solita ciurma di esperti del settore, è stato parecchio interessante; peccato la scarsa pubblicizzazione sulle reti Rai, che ha portato solo un milione di telespettatori davanti allo schermo. La Germania ha organizzato a meraviglia lo spettacolo a Dussendorf che meritava di essere seguito già solo per le scenografie, a dir poco spettacolari e suggestive.

La classifica completa:

1. Azerbaigian
2. Italia
3. Svezia
4. Ucraina
5. Danimarca
6. Bosnia Erzegovina
7. Grecia
8. Irlanda
9. Georgia
10. Germania
11. Regno Unito
12. Moldova
13. Slovenia
14. Serbia
15. Francia
16. Russia
17. Romania
18. Austria
19. Lituania
20. Islanda
21. Finlandia
22.Ungheria
23. Spagnia
24. Estonia
25. Svizzera

Crazy Diamond Music Blog consiglia l'ascolto di: "One More Day"-Eldrine (Georgia).

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sabato 7 maggio 2011

"Blood Sugar Sex Magik", Red Hot Chili Peppers

(1991, Genere: Crossover, Funk-Rock)

Under the bridge...of Funk. Certo, adesso siamo abituati ad associarli solo a canzoni come "By the way", "Scar tissue", "Dani California"...ma i Peperoncini più piccanti del mondo un tempo furono i padri fondatori del Crossover, ibrido musicale dato da più generi mescolati tra loro: Rock, Hip Hop, Punk ma, nel caso dei Peppers, soprattutto...Funk. Questo frastuono musicale aveva preso il via già a metà anni '80, con gruppi come Fishbone e Faith No More, ma è coi Red Hot Chili Peppers che il genere esce dal ghetto e si concretizza in qualcosa di realmente palpabile; solo quattro parole: "Blood Sugar Sex Magik". 1991. Un anno magico per la musica Rock a quanto pare. Basti pensare anche a "Nevermind" dei Nirvana.

In realtà di BSSM si ricordano principalmente due brani. Il primo è proprio quello che fu il singolo di lancio dell'album: "Give it Away", divertente canzone hard rock che si unisce ad una sconclusionata rappata nelle strofe. Pare infatti che essa sia nata per caso durante un'improvvisata jam session, ma molti tentano da anni di trovare un'accezione logica alle parole quando l'unica cosa dettata dal cosiddetto buon senso sembra essere solo l'appellativo di "Poet and Prophet" con cui Anth definisce Bob Marley. E poi c'è la splendida ballata "Under the bridge", che rievoca i giorni di tossicodipendenza del cantante, e in effetti non stupisce che il videoclip della canzone sia incentrato quasi interamente su di lui. Se pensate che sia una cosa normale perché abituati a conoscere solo il nome e la faccia del cantante di una band, vi sbagliate; i Red Hot sono grandi anche per questo: tutti a modo loro spiccano. Il già citato Anthony Kiedis per la voce duttile e particolare, capace di adattarsi a qualunque genere, dall'hip hop all'hard rock; l'ormai celebre John Frusciante, entrato a far parte dei Peppers a soli 18 anni e da allora cresciuto sempre di più, anche grazie ad esperienze soliste (da segnalare l'interessante e angosciante "Niandra LaDes and Usually Just a T-Shirt"). Enrico Brizzi si ispirò a lui per il titolo del libro "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", quando il chitarrista si separò dai peperoncini, distrutto dal successo, cadendo in un deleterio vortice di droga e solitudine. Proprio durante il tour di BSSM. E adesso John è di nuovo fuori dal gruppo, fuori dal nuovo album dei Red Hot la cui uscita è prevista per Agosto 2011. Ma stavolta la droga non c'entra; al suo posto l'amico Josh Klinghoffer. E che dire di Flea, nome d'arte di Michael Balzary? La grande pulce del basso, famoso per il suo fantastico slapping. Spassoso co-fondatore della band con Kiedis, è forse lui il mio preferito se dovessi compiere l'ardua scelta tra i quattro! E in ultimo, ma non per importanza, Chad Smith alla batteria. Dagli esperti del settore, da sempre ritenuto uno dei migliori drummers moderni. La più che competente rivista "Modern Drummer" lo dà tra i quattro migliori batteristi del 2009: http://www.pentagrammi.it/modern-drummer-readers-poll-2009-ecco-i-migliori-batteristi-del-mondo-secondo-noi/
Ora che li abbiamo inquadrati, torniamo a "Blood Sugar Sex Magik", il cui incipit si compone di due canzoni che sembrano l'una il proseguimento dell'altra: "The power of Equality" e "If you have to ask". Strofe ammiccanti e rappate, basso possente, refrain con cori e falsetti. La seconda ha un sapore certamente più mainstream con contenuti assolutamente nonsense e un bell'assolo di John sul finale; infatti fu uno dei fortunati singoli estratti.

Accanto alla splendida "Under the bridge", l'album contiene altre due ballate che meritano appieno: "Breaking the Girl" e "I could have lied". La prima è specchio di un'ottima performance vocale di Anthony. A mio parere uno dei migliori brani in assoluto della band. Bel ritmo, testo interessante, a suo modo ballabile, come fa Flea durante lo stacco finale nel videoclip, colorato e psichedelico. La seconda sembra quasi una canzone acustica, intensa e insolitamente romantica.

I brani sono in tutto 17 per più di 70 minuti di musica, ma non esiste un solo pezzo che non valga la pena ascoltare. Voglio porre l'accento su canzoni più tirate come "Mellowship slinky in Bmajor" e "The Righteous and The Wicked", l'una straordinariamente sporca e funky (una delle migliori dell'album) con un giro di basso straordinario, l'altra già più rockeggiante. E che dire della voluttuosa e acida title track? Si passa poi per l'incalzante "The Greeting Song", il rap-rock infarcito di ottima melodia in "Apache Rose Peacock" e la stravaganza di "Naked in the rain", fino ad oltrepassare i muri della decenza e incontrare "Sir Psycho Sexy", questo personaggio conturbante e provocante..."that is me..." Sicuramente identificabile almeno in parte con Anthony, che da sempre va fiero delle sue innumerevoli conquiste femminili. O con la con la concupiscenza in generale. L'erotismo arbitrario del brano si confronta con dei delicati cori sul finale. Otto minuti e ventiquattro secondi che non lasciano certo delusi.

Presenti e stra-coesi tutti gli strumenti con la voce in "My lovely man", il cui intento sembra quasi quello di riportare alla vita Hillel Slovak, ex chitarrista del gruppo, deceduto in seguito ad un'overdose di eroina (I used to shout/across the room to you/and you'd come dancin'/like a foo/shuffle step...Ero abituato a chiamarti urlando/da una stanza all'altra/e tu arrivavi/ballando come uno scemo/confondendo i passi...) La penna dei Peppers è frizzante quando serve, ed altrettanto emozionante e intrisa di malinconia in altri casi.
E ancora, non si può non parlare della dilettevole "Funky Monks" e dell'energica e prodigiosa "Suck my Kiss", potente brano funk-metal, accompagnato da un videoclip in bianco e nero. http://www.youtube.com/watch?v=C6jElKMMOWM&feature=relmfu
La chiusa è affidata a "They're Red Hot", breve cover dell'omonima blues song di Robert Johnson, velocizzata e resa simile alle canzoni da cabaret americano, con trombe e fiati, e ritmo goliardico.

Pietra miliare della storia del Crossover e del Rock in generale, "Blood Sugar Sex Magik" unifica sapientemente le influenze più interessanti degli anni '80 (basti ascoltare Mike Watt) con le nuove ascendenze degli anni '90. Tutto l'album fu registrato nella villa di Laurel Canyon del loro nuovo produttore, l'abile Rick Rubin, in grado di comprendere le potenzialità dei Red Hot e di convogliarle nella giusta direzione, artistica e commerciale, con il quinto album della loro carriera. Masterpiece irrinunciabile.

Raising Girl consiglia l'ascolto di: "Sir Psycho Sexy".

"Blood Sugar Sex Magik", Red Hot Chili Peppers: 8.8

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