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domenica 17 aprile 2011

Linkin Park, "A thousand suns"

(2010, Genere: Elettro-Pop)

I Linkin Park, lo sappiamo, si sono fatti conoscere al grande pubblico durante gli anni 2000 come discreto gruppo crossover influenzato da nu metal e pop metal. Hanno venduto tantissimo conquistando ampie fette di pubblico con soli tre album. Ma ora andrò a parlare del loro quarto e ultimo lavoro, uscito l'autunno scorso: "A thousand suns" che, stando alle parole di Shinoda, dovrebbe essere unconcept album. Se per concept album si intende che su 15 tracce 6 sono interludi di qualche secondo a canzoni di pop elettronico, svuotato e privato da ogni senso, allora il rapper dei Lp ha ragione. Purtroppo non è così. Quando penso a concept album mi vengono in mente "Dark side of the moon" e "The wall" dei Pink Floyd, o "Storia di un impiegato" di Fabrizio de André. Quando penso a "A thousand suns" mi viene in mente solo un miracolo commerciale confezionato per il seguito di Mtv. E non mi si venga a parlare di sperimentazione, perché seguire le mode più in voga significa tutto fuorché sperimentare. Fuoché innovarsi.

D'altronde, i motivetti mainstream sono sempre stati nel sangue dei Lp ma, se mentre a "Hybrid Theory" va riconosciuto il suo indubbio valore nel genere, e il tanto criticato "Minutes to Midnight" aveva dato una svolta pop-rock non da buttare alla loro musica, ATS si rivela essere un minestrone noioso e monotono. Ma andiamo con ordine. Esso inizia con "The requiem" in cui la voce di Shinoda si trasfigura in una voce femminile per riproporci, in chiave leggermente diversa, il ritornello di "The Catalyst", primo singolo estratto dall'album e, strano a dirsi, la canzone più carina dello stesso. Ancora un altro breve quanto banale momento instrumental con "The radiance", che introduce una canzonetta pop di scarso valore: "Burning in the skies", il cui videoclip ha addirittura qualcosa di "When you're gone" di Avril Lavigne. Sin dall'inizio si capisce con cosa abbiamo a che fare. Ma proseguiamo nell' ascolto delle canzoni, ancora una volta, quasi a non volerci credere che un album di un gruppo ricco di soldi e di successo, dopo due anni di lavoro, possa risultare così profondamente infimo. "Empty Space" è appunto uno spazio musicale vuoto e vacuo di appena 18 secondi, che preannuncia l'orribile "When they come for me", la quale ha l'ambizione di fregiarsi di sconclusionate percussioni etniche. In effetti la cosa più brutta, più dell'album in sé, è il fatto che la band ritiene di aver appena realizzato un capolavoro. E questo la dice lunga. Ci sono tantissimi cantanti nel mondo che fanno pop, anche quello più commerciale, modaiolo e di basso livello, ma nessuno di loro pretende riconoscimenti che non sono dovuti. Perciò un po' di umiltà per piacere, signori Linkin Park.

Ma andiamo avanti con "Robot Boy", brano che riprende le peggiori sonorità dell'album precedente, mentre "Jornada del Muerto" è l'ennesima inconsistente anticipazione di un'altra canzone: stavolta la designata è "Waiting for the end", una canzone pop tutto sommato carina, se si togliesse lo stacco finale rappato. Qui finalmente è possibile ascoltare decentemente la bella voce di Chester. Perché se ancora non lo si fosse capito, la mente del gruppo ormai è il rapper pluristrumentista Mike Shinoda ed è lui che ha deciso la direzione di "A thousand suns". Ma questo lo si era già capito dalla sua asserzione anticipatrice e, soprattutto, rivelatrice: "Il nu metal mettetevelo in culo". Parole sante a quanto pare. In effetti l'album procede con "Blackout", raro momento in cui è possibile ascoltare la voce di Bennington, anche se più sporca rispetto a un tempo. La canzone in sé sarebbe pure accettabile, se non fosse per quella base elettronica stile gameboy che rovina tutto. Ma il bello (ehm...il brutto) non è ancora arrivato davvero. Ascoltando "Iridescent" si capisce che i Linkin hanno raggiunto ormai il parossismo della loro carriera. Sonorità emo e soprattutto i Thirty Seconds to Mars sono più vicini che mai, così come in "Fallout", che a tratti ricorda addirittura "Buddha for Mary" degli stessi. Sorpresi? No, anche l'emo va di moda. Non solo l'elettro-pop. Corsivo

Lascerei perdere il rapcore dissennato di "Wretches & Kings" e continuerei il viaggio nel mondo di questi "mille soli". Si fa per dire. Si giunge così a "Wisdom, Justice and Love", in cui su una scialba base musicale elettronica possiamo ascoltare un discorso storico di Martin Luther King. Ah già, dimenticavo! I Lp si sono dati ai testi impegnati. Ne è un esempio la conclusiva "The messenger", il cui verso iniziale recita in questo modo: "Quando senti di essere solo/tagliato fuori da questo mondo crudele/il tuo istinto ti dice di correre. Ascolta il tuo cuore (...)". Veramente impegnati. Per i tredicenni.
E dunque il cd si conclude così, con questa smielata e infantile canzone, il cui unico vantaggio è quello di poter ascoltare la voce melodica del gruppo senza troppe strombazzate elettroniche e rappate invasive. Facendo finta di non capire ciò che dice. Tutto il resto è noia. Tanta noia.

Raising Girl consiglia l'ascolto di: "The Catalyst".

"A thousand suns", Linkin Park: 3.5

Artisti simili a Linkin Park: Dead by Sunrise.

4 commenti:

  1. A ridatece i linkin di HT ç_ç

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  2. io amo i Linkin Park.. e ho anche quest'ultimo album e io lo trovo davvero bello.. poi i gusti sono gusti... ammetto che hanno cambiato rispetto agli album precedenti ma è giusto così.. sperimentare nuovi suoni e non rimanere sempre sul solito.. si cambio e ci si evolve...
    Poi non capisco proprio il paragone con i 30 secondS to Mars (che poi ti sei dimenticato la S -.-)e non sono affato Emo ù.ù

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  3. Intanto prima di tutto impara l'inglese perchè si scrive 30 secondS to mars, dato che 30 secondO a marte non ha senso. Mah -.-

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  4. Buttarsi in un sound trito e ritrito, noioso, in cui è praticamente un solo componente della Band a decidere tutto, non mi risulta trattarsi di "rinnovamento". Parlare di "Concept Album" quando "A Thousand Suns" non lo è affatto, mi sembra un'asserzione cui possono cascare solo coloro che ignorano gran parte della storia della Musica.
    Oltretutto, aver dimenticato una "s" non mi risulta che significhi disconoscere l'Inglese. Piuttosto, tu non conosci la punteggiatura, quindi che ti metti a fare il puntiglioso mi sembra decisamente ridicolo.
    Per quanto riguarda le somiglianze coi 30 Seconds to Mars, sono ben esplicate nell'articolo, che a quanto pare hai letto male e frettolosamente. Per "emo" non si intendono i ragazzini poser col ciuffo piastrato e gli occhi truccati da panda, bensì un genere musicale, cui il gruppo di Jared Leto appartiene in buona parte. E' un sottogenere del Rock e del Punk-Rock, ma questo volersi sempre dissociare dal genere, fa capire quanto ne sappiate.
    Ps: sono una donna, mi pare chiaro dal momento che è scritto, ma non siete riusciti a capire neanche questo

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